Il Tirreno

l’emergenza coronavirus 

Domani apre il reparto Covid con 10 posti letto a Villamarina

Domani apre il reparto Covid con 10 posti letto a Villamarina

Potrà ospitare fino a un massimo di 24 degenti per «cure intermedie»  Critico il sindacato Fials: «Ripercussioni su carichi di lavoro e sicurezza»

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PIOMBINO

Domani è fissata a Villamarina l’apertura del reparto di cure intermedie Covid, con 10 letti disponibili negli spazi finora riservati all’ospedale di comunità che si trasferirà (l’Asl sostiene solo temporaneamente) nel reparto di Ostetricia perché considerato sede logisticamente più funzionale. L’Asl prevede una capienza massima di 24 posti letto.

E’ dunque in corso il trasferimento del reparto di comunità, dei relativi pazienti e del team di assistenza infermieristica e operatori sociosanitari, al quarto piano dell’ospedale con i posti letto ridotti da 15 a 10.

Il reparto Covid ospiterà malati con sintomi non gravi e che comunque non hanno bisogno di ventilazione, e saranno gestiti dall’Usca, l’Unità territoriale che si occupa unicamente di malati Covid.

Quindi, al momento, non ci saranno posti letto per la terapia intensiva, ma dedicati ai degenti soprattutto per l’osservazione e la prevenzione di conseguenze più gravi per chi contrae l’infezione.

La direttrice dell’Asl Toscana Nord ovest, Maria Letizia Casani, aveva nei giorni scorsi dato seguito alle indiscrezioni, spiegando che Villamarina avrebbe messo a disposizione 24 letti di cure intermedie «destinati a chi ha necessità di sorveglianza sanitaria ma non di cure a più alta intensità», confermando la riduzione dell’attività chirurgica programmata, garantendo però «la presa in carico delle urgenze e dei pazienti oncologici».

L’attivazione del reparto Covid a Villamarina non piace al sindacato Fials, secondo cui «queste scelte aziendali producono effetti sui cittadini e ripercussioni anche sul personale rispetto ai carichi di lavoro, alla sicurezza e alla formazione». Il Fials non condivide quindi, per bocca della segretaria Daniela Boem, la scelta di aziendale di ricorrere a ospedali di prossimità (con Piombino anche Cecina, Barga, Pontremoli), «con personale e servizi già fortemente ridimensionati e inoltre con una struttura che si può adeguare con difficoltà a percorsi distinti indispensabili per impedire la diffusione del contagio intraospedaliero».

Per Boem dunque la scelta aziendale di coinvolgere in particolare gli ospedali di Piombino e Cecina «rappresenta per la direzione aziendale una scorciatoia: si chiudono i servizi e si riconvertono gli operatori sanitari come se fossero dei numeri invece che professionisti che hanno necessità di formazione adeguata e di lavorare in sicurezza».

Per queste ragioni i vari richiami all’eccezionalità di questa emergenza pandemica per cui ogni ospedale deve dare il proprio contributo, secondo il Fials «non rappresenta una “doverosa assunzione di responsabilità” ma piuttosto un modo sbagliato di affrontare una problematica complessa e con variabili imprevedibili per essere gestita con attrezzature e strutture proprie degli ospedali zonali». A parere del Fials per la particolarità del contagio «bisognerebbe utilizzare con molta precauzioni affermazioni come quella usata per i posti letto di cure intermedie Covid a Villamarina, definiti come “sorveglianza sanitaria ma non di cure a più alta intensità”. L’esperienza della precedente pandemia ha dimostrato che questo contagio presenta una evoluzione instabile fino a che non c’è la guarigione clinica». —



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