Il Tirreno

Nidi di Baratti e Rimigliano Indagine e rimozione delle uova di tartaruga

cecilia cecchi
Nidi di Baratti e Rimigliano Indagine e rimozione delle uova di tartaruga

Ultimo passaggio tecnico a 90 giorni dalla deposizione in agosto  Papetti ( tarAmare): «Emergenza sanitaria, solo team di tecnici» 

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ULTIMO ATTO

Oggi si chiuderà la stagione di nidificazione 2020 anche per Baratti e Rimigliano. Dopo la totale rimozione della uova dai due nidi si potrà dire se almeno una tartarughina sia riuscita a nascere.

Verifica tecnica in spiaggia “a porte chiuse”. Non potranno partecipare neppure i volontari Wwf che in tandem con tartAmare hanno vegliato, pulito, spianato i corridoi da sotto le due “piccole serre” d’aiuto alle incubatrici di sabbia fino al mare; attenti controllori della formazione di un cratere e di piccole, inconfondibili tracce verso la battigia. «L’ultimo passaggio – spiega Luana Papetti, responsabile scientifico tarAmare (Osservatorio toscano biodiversità) – con solo tecnici per evitare assembramenti, secondo le normative legate alla situazione sanitaria che si è complicata notevolmente». Baratti e Rimigliano tra gli ultimi nidi tardivi più volte messi a rischio dal maltempo di ottobre col connesso calo di temperature.

«Procederemo alle aperture – aggiunge Papetti – con documentazione video e fotografica. Siamo consapevoli dell’impegno di tanti volontari e della passione investita nel progetto. La prima volta abbiamo indagato i nidi quasi a fine ottobre, viste le temperature molto calate ed eravamo preoccupati. Temevamo che lo sviluppo si fosse arrestato. Ma il controllo della speratura (esame in penombra delle uova ndr) aveva evidenziato la presenza di embrioni in stadi avanzati di sviluppo e vitali. Quindi – ricorda – si era provveduto a riposizionare le uova, attendendo la schiusa anche con l’utilizzo di strutture smontabili per prevenire gli eccessi ambientali. . . questo fino a 90 giorni dalla deposizione». A Baratti nido nella notte di San Lorenzo, che dal sito originale sotto Demos era stato spostato in zona più sicura, vicina alla duna.

Stessa cura per le uova deposte quasi in contemporanea ma a Castiglioncello e che poi da “Cala Santa Lucia” (a 8 metri dal mare) erano state traslocate a Rimigliano, dove lo scorso anno ne sono nati una settantina di mini rettili. La prima settimana di ottobre l’inattesa nascita di baby tartarughe alle Rocchette (Grosseto) circa 73 giorni dopo la deposizione delle uova, in un nido violato e ormai dichiarato senza speranza, aveva dato più respiro alle ultimi possibili schiuse. «Siamo in Toscana, l’area più a nord di nidificazione ormai “regolare” della Caretta caretta, ma così tardi è sorprendente anche per noi – conclude Luana Papetti –. Stabiliremo gli stadi finali raggiunti e perché lo sviluppo si è arrestato... Dati unici, interessante dal punto di vista scientifico».



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