Il Tirreno

«Mettiamoci in gioco, solo così possiamo cambiare quest’isola»

A.D.
«Mettiamoci in gioco, solo così possiamo cambiare quest’isola»

Cecilia Pacini, presidentessa di Italia Nostra, conta su un cambio di passo «Per fare un salto è necessario un incontro tra esperienze e saperi» 

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l’intervista

«Non possiamo chiedere che l’Elba cambi se noi stessi non ci mettiamo in gioco». Cecilia Pacini, presidente di Italia Nostra Toscana e sezione dell’Arcipelago toscano plaude all’iniziativa di Acqua dell’Elba che ha lanciato il progetto Elba 2035 «perché – spiega – ha sollecitato un incontro tra esperienze e saperi, apparentemente diversi e incomunicabili, ma che insieme riescono a trovare una sintesi. Il messaggio più forte che ne deriva è la visione, abbiamo la possibilità di pensare».

Raccomandazioni e proposte che nascono anche sull’interazione virtuosa tra domanda e offerta. «Vedere e programmare il nostro futuro – spiega – significa immaginarlo realizzato, ma per intervenire sull’offerta e la sostenibilità economica si gioca con la domanda, tra quello che proponiamo e il risultato che ne deriva». E al centro dei progetti ci deve essere la cultura, non limitandosi ad iniziative episodiche ma applicando strumenti che accompagnino lo sviluppo dell’isola orientato alla sostenibilità economica e sociale. «Dobbiamo privilegiare la formazione e la ricerca – continua – fondamentali insieme al rafforzamento dei servizi, alle innovazioni della finanza e del credito, alle imprese culturali ma anche imprenditoriali. Sperimentare ora cosa possiamo riuscire a fare è già un buon inizio – considera Pacini – perché non è solo di fortuna che si vive ma di racconti e promesse che hanno un significato per ognuno di noi. Occorre vederli da una prospettiva lontana ed imparziale. Conta solo come si fa a trasformare, tradurre le opere in un racconto coerente in funzione della promessa di un futuro migliore, cercando di evitare politiche turistiche disastrose. Si può arrivare ad un risultato a patto che tutte le parti si impegnino insieme lungo il filo conduttore del nostro patrimonio culturale, dello sviluppo sostenibile, del paesaggio che abbiamo e quello da costruire».

È l’ispirazione per i nuovi appuntamenti con il 2035. Con un energia di lavoro che si autoalimenta se esiste un percorso condiviso tra amministrazioni, Parco, Soprintendenza «chiamando finalmente le associazioni culturali e ambientaliste alla pari delle categorie economiche che lavorino insieme per il successo dei progetti», commenta. Partendo da progetti a lungo e lunghissimo termine. «Focalizzarsi – commenta – serve per giustificare la quantità di energie necessarie come già avvenuta, per poterne valutare le conseguenze. Ogni cosa nel presente ha già funzione di un lavoro proiettato nel futuro». Ma prima ancora di cominciare a pensare al 2035 e a programmare un futuro ideale dal punto di vista energetico, paesaggistico ed economico è necessario, secondo la presidente di Italia Nostra, farci un esame sincero su quanta energia sprechiamo oggi, quanto inquiniamo, quanto consumiamo, quanto cementifichiamo e quale è il nostro impegno quotidiano. «Per l’Elba 2035 – termina – si tratta di scegliere un percorso in grado di accendere l’attenzione di tutto il mondo. Opere mai viste, risorse, capolavori che possono rendere questa isola unica e non impossibili da creare perché sono quelli che già abbiamo. Basta andare contro corrente e rendersene conto, senza stravolgere niente, ma finalmente potenziandoli e valorizzandoli. Accettare questo punto di vista sarebbe un primo passo per non deturpare per sempre luoghi molto belli perché la strada che vogliamo individuare è quella più semplice , meno ovvia forse, con l’accordo delle istituzioni, in modo condiviso e ragionevole». —



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