Il Tirreno

«Sperimentiamo di più per creare uno sviluppo in sintonia con il pianeta»

A.d.
«Sperimentiamo di più per creare uno sviluppo in sintonia con il pianeta»

Il preside dell’Isis Foresi Enzo Giorgio Fazio punta tutto sui giovani «Da loro e dalla scuola può prendere il via una visione diversa dell’Elba» 

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L’intervista

Pensa ai giovani e al futuro che può essere costruito insieme a loro e per loro, Enzo Giorgio Fazio, dirigente scolastico dell’istituto Foresi Brignetti che vede il percorso dell’Elba nei prossimi anni passare dalla costruzione di una consapevolezza del territorio, dalla storia dell’isola, per arrivare a quelle che sono le prospettive dello sviluppo futuro. Con la certezza che bisogna costruire insieme ai ragazzi le prospettive di un «futuro che sia fatto di mare, di tradizioni e di storia».

Quindi come si immagina l’Elba da qui al 2035?

«Me la immagino come un cantiere di sperimentazione che, partendo dagli enti che fanno formazione e istruzione, possa avviare l’isola verso un’economia in sintonia con il futuro del nostro pianeta, un’economia sostenibile che implementa nuove professionalità e soprattutto ha un grande rispetto di quello che sono il patrimonio e la tradizione. Ma che si proietta definitivamente verso il futuro. Credo che sia il momento per l’isola di cambiare passo, è un dovere verso le generazioni del futuro, valorizzando le peculiarità insulari. Avere consapevolezza di quello che l’Elba è insieme a quello che può fare. C’è poi la questione trasporti che vedo rivoluzionati».

Quindi concorda con l’iniziativa di Acqua dell’Elba?

«È un’iniziativa che mi ha trovato subito entusiasta perché come funzionario dello Stato, come operatore sul territorio, ho sentito la mancanza di un coordinamento territoriale. Quindi se c’è un soggetto che si propone nel ruolo di coordinatore, ma allo steso tempo anche di ascolto nei confronti delle esigenze del territorio, ben venga. Credo che sia un’iniziativa più che lodevole, encomiabile e io mi impegnerò perché possa avere successo».

Quale è secondo lei la sfida principale?

«Credo che una delle priorità sia armonizzare gli interventi sul territorio. Gli stakeholders devono allinearsi e il territorio deve parlarsi. Serve poi una azione politica perché l’Elba possa derogare al suo interno in una sintesi condivisa. Ad esempio le scuole oggi ragionano in modo diverso. Dopo l’onda Greta gli studenti hanno trovato il modo di ritrovarsi in maniera coesa. Ora serve che da parte di tutti sia condivisa una visione totale».

Da dove si parte per centrare questo obiettivo?

«Si deve partire dai giovani e dalla scuola da cui può prendere il via una visione diversa dell’isola. La scuola segue sempre il mercato del lavoro e ad esempio si potrebbe sviluppare il porto con tecnologie 5G per capire quali professionalità servono e inserirle nella formazione dell’istituto. Professionalità chiave saranno funzionali alla visione che si intende dare. E poi economia circolare, rifiuti zero, ambiente, ecologia, un tipo di agricoltura che sia in linea con i tempi. L’isola deve diventare attraente per chi sta intorno a noi. Perché non creare una cittadella del turismo, in modo che attragga eccellenze sul territorio? Oggi l’Elba deve fare il conti con il decremento demografico perché se non è attraente la gente se ne va. L’isolamento è un punto di forza ma anche di debolezza, ma da zona di fuga si può trasformare in una zona di arrivo, attraendo eccellenze».

I giovani saranno motore di questo cambiamento?

«Dobbiamo trasmettere ai più giovani i valori unici dell’isola d’Elba, le sue peculiarità e come valorizzarle. Sarebbe bello che i ragazzi arrivassero a conoscere i nomi dei venti e come salpare in barca a vela, anche se non c’è solo l’aspetto del mare e dell’aria pulita ma anche la scoperta dell’isola. Bisogna ricostruire la cultura del territorio». —

A.d.

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