Il Tirreno

violenze nei box privati  

Si cerca collaborazione per proteggere i cani e trovare chi li picchia

Cecilia Cecchi
Si cerca collaborazione per proteggere i cani e trovare chi li picchia

Biagini (La Casa di Margot): «Più pattugliamenti notturni» Camelli (Rifugio di Mea): «Ora migliori sistemi di controllo»

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PIOMBINO. Si cerca collaborazione per individuare chi picchia i cani quasi fino ad ucciderli e soprattutto per garantire da subito più sicurezza agli animali ancora nei box. I cacciatori, quando possibile, i cani hanno già cominciato a portarseli a casa.

Inaccettabile l’elenco delle violenze accadute in città dal 13 ottobre. L’ultima a San Quirico la notte tra lunedì e martedì. Stessa modalità, spaccati i lucchetti del canile, due animali scappati, l’unico rimasto è stato bastonato ed è gravissimo. Già successo a San Rocco e, prima, a Casone alla Sughera. Con animali ridotti in fin di vita o gravemente feriti.

Indagini delle forze dell’ordine. Associazioni animaliste e venatorie a confronto on line col sindaco e l’assessore alle politiche animali. «Impossibile ospitare animali al canile comunale, a meno che il sindaco non autorizzi... E siamo anche preoccupati – spiega Paolo Menicagli (Enpa Piombino) – anche perché azioni come queste spostano l’attenzione su tutti i canili che si trovano in campagna, presentando le stesse problematiche dei box dei cacciatori. Già dalla violenza su Brisca, primo cane ferito a Casone alla Sughera – ricorda –, l’invito di Enpa a collaborare con le forze dell’ordine...».

Per Maria Cristina Biagini (La Casa di Margot) «tutti i cani sono a rischio – dice – non solo quelli dei cacciatori. Come associazione abbiamo dato disponibilità a fare quanto opportuno per il bene degli animali perché proprio i cani sono praticamente soli in ogni pezzo di terra privato. Dunque occhi aperti, massima attenzione... certo chi può non deve lasciarli così, restando difficile trovare spazio per una muta di sei – dieci animali. Abbiamo uno stallo e possiamo aiutare, con un accordo tra privati. Sono stata la prima a parlare di ronde necessarie, ma non di cittadini : pattugliamenti notturni – ricorda – di carabinieri e polizia. Magari allargando l’opportunità ai Ranger, alle guardie delle associazioni agricole, a chi sia autorizzato dal decreto prefettizio. Possibile che dove sono accadute le violenze non ci fossero telecamere per trovare tracce di chi è passato? ».

Da sempre a invitare i padroni a portarsi a casa i cani Deborah Camelli (Rifugio di Mea): «Durante la video conferenza – conferma – ho invitato le associazioni venatorie a sollecitare gli iscritti: certo si va contro tradizioni antiche, ma lasciare i cani nei canili ora non è più possibile. Altrimenti? Bisogna far appello a migliori sistemi di controllo. Spesso sono proprio i residenti nelle abitazioni vicine al rifugio che ci aiutano... Le associazioni sono in rete, ci preme ribadire che ci siamo per gli animali più anziani ,che non possono più cacciare, o magari non sono più neppure in grado di difendersi».
 

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