La protesta
Veicoli senza padrone Il cimitero urbano delle carcasse in strada
Il fenomeno censito dal Gruppo 2019 discusso in consiglio comunale «Situazioni di degrado urbano e possibili fenomeni di inquinamento»
campiglia
Auto e ciclomotori abbandonati, ridotti a carcasse, privi di targa o di parti essenziali. Il Gruppo 2019 ha censito più di dieci casi sul territorio comunale di Campiglia Marittima al netto di quel che resta di biciclette cannibalizzate e abbandonate a margine delle strade a ridosso della stazione ferroviaria. Di fronte all’evidenza di ciò che a colpo d’occhio il tempo, in molti casi vari anni, ha progressivamente trasformato in rifiuto il gruppo consiliare d’opposizione ha chiesto all’amministrazione comunale con tanto di interpellanza se e come intenda procedere per contrastare il «degrado urbano e possibili fenomeni di inquinamento».
Tre le domande messe in fila nell’interpellanza presentata dal capogruppo Nicola Bertini e a cui la sindaca Alberta Ticciati ha risposto nella seduta del consiglio comunale del 27 ottobre. «Come si spiega il permanere per anni degli stessi veicoli abbandonati sul territorio? – chiede il Gruppo 2019 –, Quale iter è stato seguito per la rimozione dei veicoli che segnaliamo? Quale impegno l’amministrazione comunale intende assumersi per la rimozione dei veicoli oggetto dell’interpellanza e con quali tempistiche si prevede di giungere a soluzione?» .
Prima di effettuare le rimozioni dei veicoli abbandonati, gli agenti devono eseguire tutta una serie di accertamenti e notifiche. Ed i consiglieri del Gruppo 2019 partono proprio dal voler conoscere lo stato dell’arte dato che «esiste una procedura di verifica della proprietà dei veicoli abbandonati, evasa la quale si deve procedere alla loro rimozione», affermano.
Inquadrare l’evidenza del degrado nella lente delle norme però è tutt’altro che scontato. Lo ricorda la sindaca Ticciati nella sua risposta all’interpellanza. Una prima distinzione è data dall’area su cui è abbandonato il veicolo, che può essere pubblica o privata. E ancora si deve distinguere tra veicoli abbandonati che non si configurano, a norma di legge, come rifiuto e quelli che invece lo sono in tutto e per tutto. Nel perimetro delle aree pubbliche «la polizia municipale interviene con un verbale che oltre alla sanzione impone al proprietario del veicolo, se individuabile, di provvedere alla rimozione a propria cura e spese – afferma la sindaca –. In caso di inosservanza l’intervento viene fatto a spese del Comune che poi provvede a rimettere le spese sostenute al proprietario del mezzo, ma molto spesso non vengono recuperate». E forse uno dei motivi per cui si procede a fatica nella rimozione, al netto della complessità dell’iter previsto dalla legge, sta proprio nel fatto che a pagare il conto è il Comune e in epoche di vacche magre si preferisce girare le spalle per dare priorità ad altro.
L’affare si complica se chi abbandona sceglie un’area privata. In questo caso, ad attivarsi deve essere il proprietario dell’area, rivolgendosi al tribunale civile oppure facendo una querela a carico di chi ha invaso i suoi confini. Ma può accadere che l’abbandono del veicolo venga segnalato agli uffici comunali dagli organi di vigilanza. In questo caso scatta l’ordinanza di rimozione di cui deve farsi carico il proprietario del terreno nel caso in cui sia impossibile risalire all’intestatario della carta di circolazione. —m.m.
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