Il Tirreno

Le scuole superiori e la didattica a distanza «Se serve siamo pronti ma il problema non è qui»

Francesca Lenzi
Le scuole superiori e la didattica a distanza «Se serve siamo pronti ma il problema non è qui»

Nell’attesa dell’ordinanza del presidente Giani i dirigenti si preparano Situazioni diverse nei vari istituti, il rigido protocollo è l’elemento comune 

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PIOMBINO

Il proverbio “Meglio aver paura che buscarne” ben si addice al clima che si respira nella scuola in questi giorni. La sensazione, però, è di camminare pericolosamente su un filo sottile, pronto a cedere a ogni passo.

Abbiamo chiesto ai dirigenti delle scuole superiori di Piombino di fare il punto, sia a livello organizzativo che propriamente più umano, in attesa che la Regione intervenga con nuovi provvedimenti (che arriveranno probabilmente dopo il vertice di domani con il dirigente scolastico regionale e i rappresentanti di Anci), come ha annunciato Giani ieri pomeriggio.

«Abbiamo intenzione di determinare un limite, che non deve essere meno del 50% per favorire la didattica a distanza – le parole del presidente della Regione – Questo nelle classi seconda, terza e quarta della scuola media superiore. I provvedimenti non riguarderanno la prima, perché gli studenti sono ancora piccoli come quelli delle medie, e contemporaneamente non riguarderanno il quinto anno perché c’è l’esame di maturità».

Scuole in attesa, dunque, anche se lo scenario prossimo venturo sembra ormai chiaro. «Da agosto abbiamo attivato un protocollo interno abbastanza rigoroso, anche più delle normative governative – afferma Carlo Maccanti, dirigente dell’Einaudi Ceccherelli – Avevamo fra l’altro già previsto una didattica elastica. In questo senso, le classi troppo numerose fanno già una turnazione settimanale, con un terzo degli studenti a casa, il resto a scuola. Anche solo in occasione di qualche sospetto, abbiamo cautelativamente tenuto per una settimana tutta la classe interessata in modalità di didattica a distanza. Finora abbiamo avuto quattro situazioni di questo genere. A volte abbiamo aspettato solo due giorni per una riconferma del tampone, a volte soltanto il certificato medico. Mettiamola così: cerchiamo di anticipare l’eventuale rischio e in questo siamo organizzati».

«Fortunatamente nella nostra scuola abbiamo già avuto l’esperienza della didattica a distanza (DaD) – prosegue Maccanti – Il personale è quindi già formato e i ragazzi abituati. Insomma, non abbiamo subito alcun contraccolpo. Certamente i centralini sono caldi e il disorientamento innegabile. C’è chi chiama per notizie di tipo sanitario, alle quali non possiamo rispondere, ma cerchiamo di fronteggiare questa sorta di incertezza diffusa che c’è. Con il sistema della turnazione, abbiamo pure alleggerito le problematiche legate ai trasporti, e in generale proviamo a rendere il momento il più sereno possibile. Il riscontro dai ragazzi è buono, specie da parte dei più grandi. Sarà la paura, ma stanno rispondendo con maturità».

«A livello organizzativo, non abbiamo ancora modificato nulla – spiega Sabrina Zottola, dirigente dell’Isis Carducci Volta Pacinotti – Siamo in attesa di un’eventuale ordinanza regionale. Detto questo, noi a oggi siamo ancora tutti in presenza. Non abbiamo avuto casi finora e spero continui così. L’unica perplessità mia e dei docenti è trovarsi alle 8 la mattina all’arrivo a scuola con i ragazzi fuori dell’istituto o vicino al bar, assembrati e senza mascherina. All’interno della scuola ci sono regole rigide per la salute di tutti. E vedere quelle scene, mi urta e urta anche i docenti. È necessario, e l’ho detto anche ai professori, sensibilizzare i ragazzi – va avanti Zottola – Per contenere questo maledetto covid, dobbiamo impegnarci tutti. Gli studenti si stanno abituando, mentre fra i docenti, alcuni sono timorosi. Quello che credo io è che la mascherina sia uno strumento indispensabile. Il ministero ce ne fornisce regolarmente – spiega la dirigente del Carducci Volta Pacinotti – ma, come scuola, abbiamo comprato ulteriori mascherine, quelle FP2. Un piccolo contributo ai docenti per rassicurarli, ma anche loro adesso sono un po’ più tranquilli. Ripeto, però: il problema non è all’interno della scuola, è fuori. A scuola i ragazzi sono al sicuro».

«Lo spazio delle aule e il numero degli studenti non hanno reso necessari i doppi turni né la divisione delle classi – le parole di Edi Torresi, dirigente scolastico dell’istituto privato Alma Mater – L’atmosfera è tranquilla e la gestione buona. I ragazzi sono bravi, tranne qualche caso da richiamare, ma in generale si sono comportati finora bene. Il problema è fuori, quando escono, e si tirano giù la mascherina. Sono comunque abbastanza sereni, come i professori. D’altra parte, abbiamo cercato di mettere in atto tutte le misure possibili. La situazione, però, sta cambiando un po’ negli ultimi giorni. Le notizie poco confortanti che arrivano hanno cambiato il clima. I ragazzi sono più spaventati, anzi direi, disorientati. A volte, di fronte a uno starnuto o a un colpo di tosse non sanno che fare. E il disorientamento c’è anche perché le indicazioni non sono così precise. Occorre il buon senso. Noi ci comportiamo così: se uno studente ha il raffreddore, tossisce, ha un po’ di temperatura, lo mandiamo a casa. Sempre meglio perdere un giorno ora e restare aperti, che essere troppo tranquilli. Più di così però non possiamo fare. Per ora tutto bene. Diversi ragazzi hanno fatto il tampone in episodi di dubbio, ma al momento è tutto sotto controllo. Il corpo insegnanti ha fatto il sierologico e di tanto in tanto lo ripete, per avere un riscontro su come sta andando». —

Francesca Lenzi

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