Il Tirreno

lettera aperta 

Rimateria alza la voce «Clima intimidatorio verso i nostri addetti»

Il consiglio di amministrazione dopo mesi rompe il silenzio «È attestato dai dati Arpat, adesso la discarica non puzza»

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piombino

Mesi di ostinato silenzio. Anche di fronte ai passaggi societari determinanti per la vita di Rimateria. E poi lo scatto d’orgoglio del presidente Francesco Pellati e del consiglio di amministrazione per rivendicare il lavoro fatto a partire da quello dei dipendenti e i risultati «la discarica non puzza più».

Il tutto con una premessa. «Il compito di un presidente e del suo consiglio è quello di gestire al meglio la società affidata alla loro amministrazione, che comunicare è compito rilevante ma accessorio, tanto più in situazioni di estrema fluidità aziendale e in tempi di campagna elettorale, come quelli appena trascorsi», si legge nella nota del consiglio di amministrazione Rimateria (Cda) per dare conto della linea del silenzio. Che prosegue: «Il silenzio è stato operoso e tempo è giunto di esporre questa operosità e di togliersi qualche sassolino dalle strette scarpe. Oggetto di attenzione molto partecipata di una parte della cittadinanza piombinese, sottoposta a costanti confronti e controlli quasi sempre cogenti da parte delle istituzioni preposte e di confronti altrettanto impegnativi col sindaco di Piombino e con gli assessori competenti, la società ha fatto il suo mestiere contando sull’apporto di pochi amici esterni, sulla dedizione dei componenti del Cda, dei suoi responsabili apicali, del lavoro silente ma efficace delle sue maestranze. A proposito dei lavoratori di Rimateria è impossibile non rilevare e denunciare il clima quasi intimidatorio in cui molti di loro sono costretti a vivere, quasi che lavorare in Rimateria significhi essere gli untori di una città che di untori ne vanta a decine nel pacifico silenzio generale». E sottolinea: «I nostri lavoratori fanno il loro, con maggiore o minore dedizione com’è nella normalità della vita. Insieme rispondono alle esigenze aziendali, tanto è vero che il Cda ha loro assicurato il pieno impiego esponendosi a consapevoli rischi personali: era convinto che fosse la cosa giusta, l’ha fatta, la rifarebbe. Ma auspica che questa fobia da medioevo cessi anche perché, al contrario, i lavoratori di Rimateria si guadagnano il pane garantendo alla città la cura ambientale del sito altrimenti compromessa, come compromessi sono altri siti lontani o prossimi a quello di Rimateria, del tutto allegramente incontrollati nel silenzio generale».

La società «non si è limitata alla cura generica dell’ambiente che peraltro è il suo mestiere. Per oggi basta dire che finalmente chi passa nei dintorni della discarica non è più deliziato dagli olezzi che da decenni assalivano l’olfatto dei passanti, ma soprattutto dei piombinesi che avevano la sfortuna di viverci vicino. Rimateria non puzza più perché ha investito il necessario, ha impegnato tecnici e lavoratori e ha finalmente realizzato l’impianto di cattura del biogas che da anni era la fonte degli olezzi. È lecito dire che la Rimateria di oggi non capisce perché gli investimenti e gli impegni professionali e prestazionali non siano stati nella cura della Rimateria di ieri o delle Rimaterie che, pur con altri nomi, negli anni si sono succedute fino ad esasperare i residenti e i passanti. Nessun merito particolare: non chiediamo riconoscenza, solo il riconoscimento che abbiamo fatto quello che dovevamo fare».

Di non puzzare più lo afferma Rimateria ma «lo attesta Arpat, come lo attestano i dati della centralina che il Comune, nella sua diligente sorveglianza che riserva a Rimateria, e della quale l’azienda è grata perché la considera uno stimolo costante a ben fare, ha installato a ridosso del sito». E conclude: «I dati sono disponibili e hanno l’oggettività dei numeri: chi ne ha interesse può consultarli sul sito Arpat. Anzi, chi vorrà chiedere quelli che Rimateria comunica ad Arpat lo faccia e la società li pubblicherà molto volentieri». —

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di Redazione web