Sicurezza
Docu-film sulla via Aurelia tra le voci Papi e Sabatini
Il documentario del regista Guido Morandini in onda domani alle 22,10 su Rai 5 Storie, aneddoti e scorci di vita raccolti su una delle strade più famose d’Italia
campiglia
La voce della suveretana Letizia Papi, che in ottava rima canta “La signora Aurelia”. E quella del musicista di origini venturinesi Pietro Sabatini, con il suo brano “Aurelia allargata”. Sono entrambi parte della colonna sonora del docu-film sul tratto di Aurelia che da Roma porta fino a Rosignano. Il viaggio corredato da storie e aneddoti raccolti dal regista Guido Morandini verrà trasmesso domani in prima visione, nell’ambito del programma “Di là dal fiume e tra gli alberi” , coproduzione Rai5 e Rai 3, alle 22,10 su Rai5 (e in replica a partire dal prossimo febbraio su Rai3).
“Aurelia, la statale sull’acqua” (è il titolo del docu-film) parte dal Campidoglio, a Roma. È lo zero chilometrico della statale Aurelia, come per tutte le altre vie consolari principali. Da qui inizia il viaggio di Morandini corredato da storie, aneddoti e scorci di vita vissuta raccolti su una delle statali più famose d’Italia grazie al suo sguardo di autore-regista. Ci sono il tracciato della Variante a 4 corsie e quello della declassata Vecchia Aurelia. E lungo il suo viaggio il regista si è mosso con uno sguardo laterale sul territorio, verso il mare e verso l’interno, per esaltarne i contrasti e le dolcezze attraverso le storie di persone immerse nel loro paesaggio quotidiano.
Non si parte per arrivare, ma per incontrare e conoscere. «Si viaggia per raccontare, sperando di aver fatto alla fine del percorso un’esperienza che ci avrà arricchito e, forse, un po’ cambiati – spiegano dalla produzione –. Da giugno ad agosto abbiamo percorso in bici, in auto, su camion, da soli o in compagnia, lunghi tratti della Statale numero Uno, perché più antica di tutte, con lo sguardo attento, rivolto anche ai margini dei territori attraversati. Il nastro d’asfalto riesce ad elevare la vita quotidiana a racconto straordinario che interseca la storia, l’ambiente, la natura. Perché l’Aurelia è un film sempre diverso, come dice l’albergatore Giuseppe Simonelli che una sera del 2001 offrì una stanza a uno sconosciuto in difficoltà, scoprendo poi che si trattava di Alfredo Bini, il grande produttore cinematografico di Pasolini, che resterà ospite di quell’albergo per il resto della sua vita. L’Aurelia è intersecata da chi fa altri viaggi come i lupi, che dall’interno raggiungono la Feniglia o i canoisti, che scendono l’Ombrone passandoci sotto. L’Aurelia cantata da Sabatini e Papi come mito e segno identitario della Maremma. Una statale costruita sull’acqua, afferma il professor Rossano Pazzagli, perché ha modificato il suo tracciato nei secoli evitando impaludamenti e seguendo le bonifiche». —
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