Il Tirreno

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Manca un terzo del fatturato Il bilancio di fine stagione turistica

Irene di brino
Manca un terzo del fatturato Il bilancio di fine stagione turistica

Alberghi e agenzie immobiliari: il peso dell’emergenza covid Malfatti: «Le nostre imprese hanno saputo adattarsi»  

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Il 15 ottobre a San Vincenzo si chiuderà ufficialmente la stagione turistica e per il settore ricettivo è tempo di bilanci. Una stagione profondamente condizionata dall’emergenza sanitaria, iniziata con poche certezze e quasi due mesi che, nonostante il boom di arrivi da agosto, ha comunque visto una diminuzione di presenze e fatturato.

«Le perdite sono state più o meno in linea con le previsioni nazionali – spiega Roberto Paffi, rappresentante di zona di Federalberghi – con un calo a livello annuale che, per gli alberghi, si aggira tra il 30 e il 40%. È andata un po’ meglio agli agriturismi, probabilmente considerati dai turisti meno “a rischio di contatto” per la loro posizione più isolata, con un calo quantificabile tra il 10 e il 20%». Stessa situazione per gli immobili in affitto, come spiega l’agente immobiliare Riccardo Pirrone. «A conti fatti finirà con un 25-30% di fatturato in meno – dice –, legato prima di tutto ai due mesi iniziali persi e, solo in secondo luogo, alla mancanza di turisti stranieri».

Stranieri che, a guardarsi intorno, a ottobre sembrano essere finalmente tornati a popolare le strade del paese. Un afflusso più basso rispetto agli anni precedenti ma anche molto diverso nelle modalità di villeggiatura e nelle richieste: un turismo più attento alla pulizia e alle condizioni degli alloggi, desideroso di tranquillità e pronto a sacrificare la convivialità tipica della vacanza pur di sentirsi più sicuro. «Pochissimi stranieri – conferma Paffi – mentre gli italiani, inizialmente solo toscani, hanno fatto soprattutto vacanze brevi, spesso solo i fine settimana. Solo ad agosto i periodi richiesti si sono allungati. In più, per strutture come la mia dove abbiamo sempre lavorato molto con le famiglie, questa tipologia è mancata. Le persone avevano timore a viaggiare con i bambini piccoli e solo nell’ultima parte dell’estate, quando la situazione generale sembrava essersi stabilizzata, le famiglie sono tornate a spostarsi».

Del cambiamento nella domanda parla anche Pirrone, specificando un’inaspettata svolta. «Ad agosto c’è stato un boom – afferma –. Gli appartamenti si sono completamente riempiti e le richieste sono state così tante che è stato impossibile soddisfarle tutte. Ma quello che ci ha stupiti, oltre alla presenza dei giovanissimi che, al contrario del solito hanno deciso di rimanere in Italia, è stata l’ampia richiesta di sistemazioni che potremmo definire “di lusso”. Ville isolate, lontane dal centro e con piscina, dove poter stare con la famiglia e rilassarsi, riducendo al minimo i contatti con l’esterno». Italiani benestanti che avrebbero voluto “portarsi” il distanziamento sociale anche in vacanza. « Questo tipo di alloggi – continua Pirrone – non è tipico delle nostre zone e spesso è stato impossibile accontentare la richiesta».

Possibile invece, e necessario, alzare al massimo l’asticella della qualità, per dare ai turisti la serenità che cercavano. Dopo un inizio «drammatico», così lo definisce Pirrone, in cui agenzie e proprietari di case si sono trovati a fare i conti con la messa in pratica di nuove procedure di sanificazione e preparazione degli immobili, con conseguente aumento delle spese, l’attenzione ad ogni minimo dettaglio e la capacità di organizzazione si sono rivelate fondamentali per offrire ai turisti i servizi che cercavano e recuperare il massimo possibile da una stagione «tronca».

Problematiche organizzative, come la difficoltà nel reperire materiali certificati, l’allungarsi delle tempistiche di preparazione delle camere, la necessità di un doppio turno di colazione, pranzo e cena per diluire la presenza degli ospiti nella sala ristorante, hanno comportato un sostanziale aumento dei costi anche per le strutture alberghiere. «Fondamentale la preparazione pre apertura – dice Paffi, a proposito della collaborazione costante tra pubblico e privato – con l’incontro organizzato tra le associazioni di categoria, i rappresentanti dell’Ambito della Costa degli Etruschi, di cui San Vincenzo è comune capofila, e l’Ufficio igiene della Asl. Qui abbiamo ricevuto le indicazioni sui protocolli da seguire per costruire un percorso di accoglienza sicura e tutelare al meglio dipendenti e clienti».

Dal punto di vista dei contagi in effetti, le misure di sicurezza messe in atto hanno dato i loro frutti. Nessun caso riconducibile al turismo in ingresso è stato registrato durante l’estate. Su questo, si esprime anche Serena Malfatti, assessore al Turismo di San Vincenzo. «L’emergenza sanitaria ha condizionato fin dall’inizio la stagione turistica e ciò che come amministrazione ci ha particolarmente colpito e reso orgogliosi – dice – è stata proprio la capacità del nostro sistema imprenditoriale di adattarsi immediatamente alle norme di sicurezza anche in assenza, all’inizio, di direttive chiare e di adeguarsi a flussi e target turistici diversi da quelli tipici di San Vincenzo. Ciò ha consentito al nostro paese di lavorare senza crisi nel periodo di maggior affluenza e di allungare la stagione fino ad oggi, anche con i numeri del covid che stanno aumentando in modo importante in tutta Europa». —



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