Il Tirreno

CAMPIGLIA 

Cure intermedie e riabilitazione per dare futuro alla struttura

V.P.
Cure intermedie e riabilitazione per dare futuro alla struttura

La Uil ritiene che soltanto così si garantisce solidità al centro sanitario mettendolo nel contempo al riparo da nuovi utilizzi legati al Covid

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PIOMBINO

Potenziare la riabilitazione e ospitare un modulo per le cure intermedie anzichè affidarle ai privati: il futuro di Campiglia può essere questo. Una doppia soluzione che metterebbe al riparo il complesso da eventuali futuri utilizzi legati all’emergenza Covid. Come invece è avvenuto, fortemente osteggiato dallo stesso sindaco Alberta Ticciati, fino al giugno scorso in metà dell’edificio.

Le proposte della Uil sanità si concentrano su questa doppia richiesta, ritenuta in grado di offrire una prospettiva solida alla struttura. Doppia proposta ribadita nel corso dell’ultimo incontro con la direzione della Società della Salute.

Complessivamente i posti disponibili sono 24, suddivisi tra le due ali dell’edificio. Il servizio è pienamente operativo per le persone che hanno bisogno di una riabilitazione di base. L’idea del sindacato è quella di alzare il livello della riabilitazione con la casistica di neurologia e ortopedia, dedicando una parte della struttura alle cure intermedie. A quelle cure che il servizio sanitario toscano prevede, dopo le dimissioni dall'ospedale, alle persone più fragili, di età avanzata, con patologie croniche, per accompagnarle nel periodo post-ospedale, rendendo la dimissione meno traumatica ed evitando il riacutizzarsi delle patologie.

«Nel corso dell’ultima riunione - afferma il segretario Paolo Camelli - abbiamo contestato all'Azienda l'intenzione di “privatizzare” la gestione dei nuovi posti letto previsti da tempo, attraverso una manifestazione d’intenti già formalizzata, rivolta a privati accreditati. Riteniamo invece ci siano tutte le condizioni per dare a Campiglia un futuro credibile e ai cittadini un servizio indispensabile».

Tempi alla mano, il sindacalista torna sull’unificazione Cecina Piombino. A quattro anni dalla delibera regionale costitutiva della Zona Unica Valli Etrusche, dopo due dalla delibera con cui si definiscono le funzioni fondamentali dell'Ospedale Unico, e ad uno dallo stanziamento dei finanziamenti specifici, si è ancora fermi al modello Cecina e Piombino separati. «Non ci sono atti - dice - che avviino l’integrazione tra i due presìdi nè interventi per un loro sviluppo adeguato ad un ambito territoriale di 145000 abitanti, con una presenza turistica di oltre 3 milioni».

Linguaggio vecchio, emergenze tamponate di volta in volta a Cecina, Piombino e all’Elba, senza strategie. Tutti elementi che renderebbero il lavoro di medici,infermieri,oss,amministrativi e tecnici «assolutamente “precario” nel senso che non è mai chiaro chi fa che cosa e per chi lo fa. In sanità questo è un lusso - prosegue - che non ci si può permettere,pena il decadimento dei servizi e la demotivazione di tanti operatori compresi quelli che potrebbero venire».

Da qui le critiche forti nei confronti dell'ultima decisione assunta dal direttore di Unità Operativa Otorino con sede a Livorno che ha tolto a Villamarina uno specialista appannaggio dell’ospedale del capoluogo.

La decisione, per la Uil, rema in direzione opposta all'ospedale unico. Togliere ai medici di Valli Etrusche una parte del percorso di specialistica ambulatoriale significherebbe spezzare la rete, «senza pseudo giustificazioni legate al Covid», per dirla con Camelli. Che parla invece problema strutturale.

«L’ospedale Valli Etrusche serve ai cittadini residenti in questa nuova zona ed è indispensabile per un corretto assetto della rete sud aziendale. Le attività di medio-bassa complessità - chiude - vanno prodotte in questo nuovo ambito, quelle di più alta complessità negli ospedali di riferimento come Livorno e Pisa». —





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