Il Tirreno

l’artista scomparso 

L’ultimo saluto a Italo Bolano Zini: «Un museo a suo nome»

Stefano Bramanti
L’ultimo saluto a Italo Bolano Zini: «Un museo a suo nome»

Tanta gente comune e autorità nel Duomo di Portoferraio per i funerali La moglie: «L’Elba era la sua terra». Mazzei: «Merita un giusto tributo» 

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L’urna contenente le ceneri di Italo Bolano, il noto pittore e scultore, espressionista astratto portoferraiese, deceduto a 84 anni nella sua casa di Prato, è stata posta ieri alle 11, in un loculo provvisorio, creato nella sua amata terra elbana e posto nel cimitero monumentale della Misericordia della città medicea. Una sepoltura con una stele in legno su cui c’è una foto dell’artista, con tanto di firma ed anche una sua opera, un crocifisso in terracotta e materiale refrattario, che resiste agli agenti atmosferici. «La presentò nel 2015 a Torino – ci ha detto Alessandra Ribaldone, sua moglie– in occasione dell’esposizione straordinaria della Sacra Sindone, presso la chiesa di Nostra Signora del Suffragio e in seguito la ripresentò a Prato nell’antico Monastero di San Nicolò, in cui erano presenti circa 150 suoi lavori» . A questo triste appuntamento, illuminato da un sole splendente, è stata presente un’ampia folla di amici, conoscenti, amministratori, artisti.

La vedova ha avviato la cerimonia funebre leggendo “Itaca” una poesia del poeta greco Konstantinos Kavafis, che il marito aveva molto apprezzato. Parla dell’avventuroso viaggio di Ulisse per mare, come metafora della vita. Tutti dobbiamo avere un sogno, uno scopo, una meta nella vita. «Dopo la morte di Italo– ha detto Alessandra – ho pensato che questo Crocifisso doveva essere posto sulla sua tomba. Rappresenta tutto l’impegno artistico che lui ha voluto realizzare nella sua terra, anche col suo “Museo diffuso” con tante opere presenti nell’isola e questa è l’opera finale del suo percorso». Quindi si è tenuto breve rito religioso, in quanto Italo, come ha ricordato la moglie aveva una profonda spiritualità e non a caso nella chiesa di San Gaetano a Marina di Campo ha realizzato numerose tele sulla vita di Cristo.

Il parroco del Duomo, don Sergio Trespi, ha recitato l’omelia funebre, insieme agli intervenuti e quindi ha benedetto l’urna cineraria, che poi è stata collocata nella sua sede. Legati con un nastro, Alessandra ha posto, prima della copertura, gli ultimi pennelli che il pittore ha usato, rimasti intrisi dei suoi colori preferiti: l’azzurro del cielo del mare e il rosso dei sentimenti, primi fra tutti il suo amore per l’Elba e per la moglie. La commozione è stata forte, come pure gli applausi dei convenuti. Abbiamo sentito il sindaco Angelo Zini, che ha detto: «Abbiamo salutato una grande persona, un grande Maestro della nostra terra, come ha detto bene sua moglie, che ha lasciato tracce indelebili con le sue opere artistiche, presenti su tutto il nostro territorio e oltre. Quindi agiremo per rendergli onore, e lavoreremo insieme ad Alessandra per mettere alla via il museo di cui si parla da tempo, perché rimanga nella memoria di questa terra» . Gli ha fatto eco l’assessore comunale alla cultura Nadia Mazzei che ha ribadito: «Accogliamo l’invito della moglie e ci impegneremo per rendere il giusto omaggio al grande Maestro che ci ha lasciato» . La tomba è da ultimare, ha segnalato Ribaldone: dovrà essere posto un masso di granito che è stato scelto nei giorni precedenti insieme a Fabrizio Mazzei della Coop Corridoni di San Piero del presidente Roberto Montauti. —

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di Redazione web