Gioco
Riattaccato il braccio alla donna ferita per la caduta di un albero sulla Principessa
Un’operazione “miracolosa”, la 52enne sta bene. I medici: «Una corsa contro il tempo, non potevamo trasferirla»
livorno
Un’operazione miracolosa ha permesso di riattaccare il braccio alla donna che, venerdì scorso, aveva subìto l’amputazione per la caduta di un albero sull’auto mentre col marito percorreva la Principessa all’altezza della Casina Rossa. La donna, di 52 anni, si trovava sul sedile del passeggero. Il colpo, come una scure, le ha tagliato di netto l’arto, praticamente staccandolo. «Le era rimasto solo un lembo di pelle e il nervo radiale, che era ancora intatto. Per il resto niente», racconta il dottor Massimo Valesini, aiuto del primario di Ortopedia dell’ospedale di Livorno Antonio Augusti, dopo l’intervento. «Ho visitato la paziente due volte, la mano è calda, significa che dal punto di vista vascolare la circolazione funziona, la signora è lucida, ci ha ringraziato. È consapevole delle complicanze che potranno esserci e dei deficit che potranno comparire dal punto di vista funzionale. Ma ha salvato il braccio», continua Valesini.
È stata una corsa contro il tempo. L’incidente è accaduto venerdì intorno alle 17. L’elisoccorso non ha potuto alzarsi in volo per colpa del vento. E così è stato deciso di trasportare la donna in ambulanza all’ospedale di Livorno, dove è arrivata attorno alle 19. «I reimpianti hanno garanzia di successo entro sei ore dal trauma», dice Valesini. È per questo che quando la donna è arrivata agli Spedali Riuniti i medici si sono trovati davanti ad un altro bivio: operarla oppure rischiare il trasferimento al Cto di Careggi, anche in questo caso in ambulanza. «Il medico di guardia era il dottor Baluganti. Io stavo facendo ambulatorio, è arrivato anche il dottor Baroncini. Sono iniziati i consulti telefonici anche col centro di riferimento per la chirurgia della mano, sono arrivati i chirurghi vascolari. Col dottor Gianluca Ceccanei abbiamo deciso di provare: mandarla a Firenze avrebbe comportato troppa perdita di tempo», continua Valesini. In tutta questa situazione la donna è sempre rimasta cosciente, addirittura lucida nonostante il dolore e lo choc. Alle 20,30 la donna è stata portata in sala operatoria. «Le garanzie di successo erano scarse, ma abbiamo tentato», racconta l’aiuto di Augusti. In sala sono andati tre ortopedici Alessandro Baluganti, Massimo Baroncini e Francesco Gambini. Con loro il primario di Chirurgia Vascolare Claudio Invernizzi e il suo braccio destro Ceccanei. Oltre all’anestesista.
«Per prima cosa abbiamo provveduto alla fissazione esterna, in modo da far stare fermo il braccio e ricreare la connessione ossea», racconta Valesini. A quel punto, stabilizzato l’osso, i chirurghi vascolari hanno eseguito l’anastomosi tramite bypass dell’arteria omerale, cioè la ricongiunzione del vaso sanguigno principale del braccio, passaggio fondamentale per evitare che l’arto andasse in necrosi. Poi sono state eseguite le riconnesioni nervose e muscolo-cutanee. «Era rimasto un lembo di pelle con un po’ di muscolo nella parte esterna, tutta la parte anteriore, mediale e posteriore era staccata - continua Valesini -. La signora sta bene, andrà rivalutata dal punto di vista neurochirurgico per le connessioni nervose». —
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