Il Tirreno

l’emergenza ungulati 

Cinghiali, rabbia dei cacciatori «Ci sentiamo criminalizzati»

Cinghiali, rabbia dei cacciatori «Ci sentiamo criminalizzati»

L’associazione nazionale Libera caccia dopo le prese di posizione di 4 sindaci «Tante parole, poca concretezza: siamo noi a contenere il numero dei capi»

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PORTOFERRAIO

«Abbiamo seguito in questi giorni l'escalation di articoli e dichiarazioni susseguitesi dopo la richiesta del sindaco di Marciana Simone Barbi di abolire l'area vocata per la caccia al cinghiale e, quindi, far cessare la caccia in braccata delle squadre. Consapevoli di quale sia il problema ungulati, abbiamo letto con stupore le varie dichiarazioni, che denotano una chiara mancanza di concretezza e di visione di quella che è attualmente la gestione cinghiale e muflone nell'Isola d'Elba». È una reazione dura quella che l’associazione nazionale Libera Caccia mette in campo dopo la serie di prese di posizioni di alcuni sindaci elbani (per adesso Barbi, Montauti, Zini e Corsini). «Alcuni articoli denotano una volontà di criminalizzare la nostra categoria e mentono sapendo di mentire – attaccano i cacciatori dell’associazione Libera Caccia con Graziano Signorini – Facciamo chiarezza, giustamente si dice che ci sono troppi cinghiali e la soluzione, secondo voi, è quella di abolire il sistema che più di tutti gli altri consente di contenere il numero di cinghiali? Dati alla mano, all’Isola d’Elba, come in tutta Italia, la caccia in braccata è quella che abbatte più cinghiali. Togliendo l'area vocata, si toglierebbe la braccata, e questa per voi è la soluzione? Verrebbe spontaneo chiedere al sindaco Barbi, concretamente, oltre che a lamentarsi, cosa abbia fatto, quanti cinghiali abbia tolto dal suolo elbano».

I cacciatori fanno sapere che lo scorso anno hanno abbattuto quasi 400 capi. «Parliamoci chiaro, il problema è come viene gestito il Parco nazionale, chissà perché il sindaco Barbi, il cui territorio comunale ricade nella quasi totalità al suo interno, non si è cheisto come mai lì ci sono troppi cinghiali. La risposta è semplice, lì non c'è pressione venatoria. Certo noi sappiamo benissimo che le cause dell'aumento dei cinghiali sono molteplici, vanno dalla diminuzione del numero di cacciatori, all'antropizzazione di questo ungulato, basta vedere cosa accade a Roma, alla mancanza di una seria e vera gestione del Parco». Insomma, per Libera Caccia il cinghiale «non si eradica dall'Isola con le parole, ci vuole chi prima di tutto metta a disposizione il suo tempo, la sua competenza e conoscenza, i suoi cani per stanarlo dal bosco ed infine chi prema il grilletto. Anche le catture che in questi anni si sono susseguite sul territorio elbano hanno dimostrato che non riescono a risolvere il problema, oltre ad essere molto costose. Se le amministrazioni comunali decidono di sedersi intorno ad un tavolo con tutte le varie categorie portatrici di interesse, l’associazione Libera Caccia è ben disponibile a dare il proprio contributo per cercare di risolvere la situazione, ma con fatti concreti, non con utopistiche dichiarazioni». —



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