Gioco
Relitti e ricerche in mare dalla nave romana al progetto del Comune
piombino
Giace a –130 metri sul fondo del mare. La traccia è una distesa di anfore, una stiva completa alta 2 metri e mezzo e lunga più di 20 metri. È il carico di una nave oneraria, tra le imbarcazioni più grandi del periodo imperiale romano poteva trasportare fino a diecimila anfore, scoperta al largo di Baratti da Andrea Bada e la sua squadra di cacciatori di relitti. Il ritrovamento può essere la scintilla per un progetto di ricerca coordinato con la Soprintendenza archeologica di Pisa e Livorno. A lanciare l’idea è il vicesindaco di Piombino Giuliano Parodi, che ha la delega ai Beni culturali. E in scia s’inserisce l’archeologa Carolina Megale, Past Experience-Museo etrusco di Populonia.
«L’Italia è posta al centro delle rotte del Mediterraneo e Populonia è in una posizione strategica per conoscere le rotte dei commerci antichi e più recenti – dice Megale –. E per ricostruire molti episodi della nostra storia». Che aggiunge: «Per esempio, l’anfora di Baratti è stata rinvenuta accidentalmente in mare tra le reti di un peschereccio. Dov’è il relitto della nave che la trasportava? ». E conclude: «Dobbiamo assolutamente avere i cacciatori di relitti operativi nel nostro territorio e supportarli con un dialogo coordinato con la Sovrintendenza. Loro riescono a scoprire mondi che gli archeologi puri, anche se subacquei, difficilmente possono arrivarvi. Insomma sono una risorsa per approfondire il panorama delle conoscenze».
Il museo sommerso è al largo della costa di Baratti. La scoperta di Bada, si deve alla sua ostinazione e alla squadra che lo accompagna in spedizioni ai limiti dell’immersione umana, senza scafandro o attrezzature. Ma anche alla memoria di chi molti anni prima, andando a pescare in quella zona, si era trovato nella rete il coccio di un’antica anfora. «Erano anni che quell’uomo non andava più a pescare in quella zona – dice Bada – dove molti anni prima un pezzo di coccio di un’anfora era finito nella sua rete. All’epoca decise di ributtarlo, pensando che sarebbe rimasto lì per l’eternità. Invece, parlando con me gli è tornata in mente quella storia e mi ha invitato a cercare il relitto dandomi le indicazioni sulla zona». Sono serviti giorni. Poi l’immersione da record, che solo pochi al mondo riescono a fare, portando al limite il proprio fisico, con qualche bombola d’aria e miscele di gas, ma nulla di più.
Quasi 8 ore sotto il mare, verso un fondale dal quale, dopo 2.000 anni, ha riportato immagini preziosissime. «Insieme a Luca Parodi ho percorso, con un gommone da 8 metri, 140 miglia prima di intercettare quello che il saggio pescatore ci aveva segnalato». L’alone di mistero sui protagonisti e la localizzazione del relitto è a protezione di questo museo sott’acqua, affinché non venga individuato e si conservi. La scoperta è stata prontamente segnalata alla Soprintendenza archeologia di Pisa e Livorno, diretta da Andrea Muzzi, che ha testimoniato grande soddisfazione per il rinvenimento. Le ricerche sono state seguite da Andrea Camilli, funzionario responsabile del patrimonio subacqueo della Soprintendenza, che ha confermato il considerevole interesse del ritrovamento. «C’è la volontà di aprire un dialogo con la Soprintendenza per dare seguito alle ricerche – afferma Parodi –. Un’occasione preziosa per reperire conoscenze e materiale video a carattere divulgativo. Tra l’altro il team di Bada mi ha colpito perché si tratta di persone accomunate dall’autentica passione per la scoperta». —
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