Il Tirreno

i risultati del referendum costituzionale 

Piombino e Val di Cornia in massa per il “Sì”

Paolo Carletti
Piombino e Val di Cornia in massa per il “Sì”

In città sfiorato il 69%, mentre Campiglia fa registrare il consenso più alto (72,43%). L’anomalo dato di Sassetta

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Il referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari anche a Piombino e in Val di Cornia ha avuto un esito che (quasi) tutti prevedevano scontato da sempre. Nelle ultime settimane erano aumentati i fautori della bocciatura della riforma, temendo uno “svilimento” del Parlamento, e questo ha portato in termini percentuali a un lieve recupero del “No”, anche se ben distante ancora da coloro che hanno scelto per il “taglio”,

A Piombino i numeri sono in linea con quelli nazionali. Il 68,99% dei cittadini votanti ha optato per la riduzione dei parlamentari, quindi accettando la riforma costituzionale, mentre il “No” si è attestato sul 31,01%. Su 26.007 elettori, hanno partecipato al voto del referendum in 16.505 (il 63,29%), con 135 schede bianche. La percentuale più alta di elettori favorevoli alla riforma spetta comunque al comune di Campiglia Marittima dove i “Sì” sono stati il 72,43% (27,57% i “No”). Alta e superiore a Piombino anche la percentuale dei “Sì” a Suvereto e San Vincenzo. Nel borgo collinare i Sì sono stati il 70,56%, e a San Vincenzo poco meno: 70,46%, mentre sono sorprendenti i dati di Monteverdi e Sassetta (soprattutto quest’ultimo). I Comuni più piccoli hanno fatto registrare un maggiore equilibrio. A Sassetta (sicuramente uno dei dati più alti a livello nazionale) i “No” hanno incassato una percentuale molto alta, del 44,28%, mentre i “Sì” si sono fermati al 55,72%. E a Monteverdi i “No” sono stati il 34,73%, con i “Sì” al 65,27%.

Probabilmente nei centri più grandi chi osteggiava la riforma costituzionale si attendeva un risultato migliore. Ma non tanto per la riduzione dei parlamentari (che porterà a una positiva riduzione dei costi), quanto per il timore che soprattutto i comuni più piccoli non siano più rappresentati in Parlamento.

Ricordiamo che la Camera passerà (nella prossima legislatura ovviamente) da 630 a 400 deputati, mentre il Senato “dimagrirà” da 315 a 200 senatori. Così come le Regioni avranno tre senatori rappresentanti, e i senatori a vita scenderanno a 5. In sostanza avremo un deputato ogni 151mila abitanti e un senatore ogni 302 mila abitanti. Sul risparmio per la casse dello Stato c’è una battaglia di cifre in corso. Il Movimento 5 Stelle, promotore del referendum, parla di un taglio alle spese dai 50 agli 80 milioni annui. Secondo il fronte del no il risparmio sarebbe molto più basso. In ogni caso i piombinesi non hanno avuto dubbi, così come tutto il comprensorio a sbarrare la casella del “Sì”. —

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