Il Tirreno

emergenza ungulati 

«In dieci anni abbiamo prelevato 10mila cinghiali dal nostro parco»

Stefano Bramanti
«In dieci anni abbiamo prelevato 10mila cinghiali dal nostro parco»

Sammuri: «Lavoriamo molto al contenimento dei capi» E i carabinieri forestali: «Spesso le gabbie vengono sabotate»

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Il Parco nazionale e i carabinieri forestali sono i protagonisti dell’ “ultima puntata” sul tema annoso degli ungulati, animali che da decenni tormentano l’isola con danni ambientali, alle colture e incidenti stradali. Si esprimono dopo che abbiamo fatto parlare ambientalisti, agricoltori e cacciatori.

Il presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, Giampiero Sammuri, conferma la propria linea già annunciata da tempo, annuncia l’eradicazione dei mufloni in base a indicazioni dell’Ispra e fornisce dati sugli abbattimenti-catture: «In questo decennio sono stati circa 10 mila cinghiali che hanno lasciato per sempre l’Elba, catturati o abbattuti. In pratica in media 1000 l’anno e ovviamente ci siamo convinti sempre di più che il fortissimo contenimento della specie è una priorità, perché siamo consapevoli dei danni consistenti che il cinghiale fa alle culture e alla biodiversità e in generale a tutte le attività umane. Lavoriamo molto energicamente quindi per il controllo della specie e lo stesso facciamo col muflone. Su di esso l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndr) ha previsto l’eradicazione della specie, cosa difficile, ma faremo interventi al massimo della incisività. È una specie non autoctona che crea dei danni come quelli del cinghiale e stiamo lavorando intensamente. Allo stesso tempo si intensificheranno gli interventi di riduzione del cinghiale all’interno del parco: è una priorità».

I carabinieri forestali sono agli ordini del tenente colonnello Marco Pezzotta e in tema di ungulati hanno compiti di vigilanza sulle attività venatorie nelle aree e nei periodi consentiti e di repressione del bracconaggio. Vi è poi un tema di particolare importanza: quello del controllo della popolazione di ungulati. I forestali verificano l’operato dei “selecontrollori” , figure individuate dall’ente Parco, da Regione e Provincia per attuare i prelievi faunistici disposti da Ispra. Indagano inoltre sul danneggiamento delle gabbie di cattura, gestite da polizia provinciale ed Ente Parco, circa 100, con le quali si catturano cinghiali senza sparare. «Le gabbie – commenta il comandante, senza esprimersi sugli autori del gesto – vengono a volte danneggiate intenzionalmente». E c’è chi dice che siano sabotate dai cacciatori, interessati ad avere più capi disponibili, altri ipotizzano che siano gli animalisti che vogliono evitare alla bestia sofferenza in gabbia e di finire poi al macello.

Un’altra attività dei carabinieri forestali è quella delle verifiche sui danni subiti dagli agricoltori professionisti, per via degli ungulati che hanno invaso i loro terreni, le loro vigne. Dai verbali dei carabinieri forestali gli enti preposti quantificano l’entità del danno. Dalle varie analisi fatte in questi giorni dai soggetti legati al problema degli ungulati, emerge un quadro complicato, certamente ancora insoddisfacente per tutti: ambientalisti, agricoltori, cacciatori compresi. Sono però emerse proposte che potrebbero aiutare a migliorare la situazione. Ma il problema rimane lo stesso: come mettere d’accordo tutte le parti in causa? Non resta che ora vedere gli ulteriori sviluppi e se gli accordi tra tutte le parti saranno possibili per il bene dell’Elba. —

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