Il Tirreno

emergenza ungulati 

I cacciatori elbani: «Cinghiali, i danni li vediamo anche noi. Siamo una risorsa per risolvere la grana»

Stefano Bramanti
I cacciatori elbani: «Cinghiali, i danni li vediamo anche noi. Siamo una risorsa per risolvere la grana»

I cacciatori si difendono da chi li accusa per il proliferare degli ungulati: «Vogliamo trovare un accordo con il Parco»

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PORTOFERRAIO. Dopo aver dato la parola agli ambientalisti e agli agricoltori, è la volta dei cacciatori esprimersi sul tema del contenimento, quanto mai difficile da attuare, dei capi di cinghiali. Spesso sono proprio i cacciatori ad essere accusati di remare contro al piano di riduzione degli ungulati, perché sarebbe contrario al loro interesse.

Abbiamo intervistato gli esperti del settore quali sono Graziano Signorini e l'avvocato Carlo Simoni. Quest'ultimo annuncia che gli amanti delle attività venatorie cercheranno di realizzare un nuovo patto col Parco, come avvenne nel passato.

Signorini rappresenta i 120 iscritti di Libera Caccia Elba. «Le problematiche legate all'azione degli ungulati sull'isola – dice – le abbiamo ben presenti noi cacciatori. Non le ignoriamo, anzi siamo rammaricati di quanto avviene alle colture e con gli incidenti. Siamo convinti che si può trovare una strada comune, soluzioni per una migliore convivenza tra noi che amiamo questa attività ricreativa, gli agricoltori e tutti gli altri che sono contrari alla attività venatoria. Ci rendiamo conto del disagio che si produce con questi cinghiali in varie situazioni, ma dobbiamo renderci conto che l'Atc 10, l'Ambito territoriale di caccia negli spazi fuori parco, ente che adesso è in mano alla Regione, impiega buona parte del suo bilancio per manutenzioni ambientali e per aiutare chi ha problemi da danni per ungulati. Ma ribadiamo che in molte zone, ad esempio Buraccio, Mola, Schiopparello, non ci sono richieste di danni, per cui è segno che la nostra azione di protezione ambientale è efficace, mentre i maggiori danni segnalati sono dentro l'area del Parco, nella quale noi non possiamo intervenire».

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Gli fa eco l'avvocato Carlo Simoni, presidente dell'Ambito Territoriale di caccia 10 (Atc), nonché segretario della sezione comunale di Portoferraio della Federcaccia, associazione che in tutta l'isola ha circa 230 associati. «L'Atc – commenta – ha solo competenze di risarcimento danni nei confronti delle aziende agricole riconosciute. Stipuliamo convenzioni con tali imprese per cui devolviamo somme per la prevenzione dei danni, affinché tali aziende si muniscano di reti elettrificate o simili. In cambio si impegnano a non richiedere danni all'Atc per 10 anni. Siamo ritenuti responsabili degli squilibri ambientali e dei danni da ungulati, ma il vero responsabile è il parco che occupa il 70% del territorio elbano, quindi un serbatoio inesauribile di cinghiali, i quali, in estate, per la mancanza di piogge e di cibo, si spostano di notte nelle zone fuori parco realizzando i danni. Proporremo presto al parco una collaborazione per cui le 3 nostre squadre di cacciatori, potrebbero fare braccate per abbattimenti all'interno delle zone tutelate, come avvenne durante la prima presidenza di Tanelli. Ci vorrebbe un atto di impulso da parte del parco per realizzare tale soluzione. Noi abbiamo numeri che dimostrano come i cacciatori isolani fanno abbattimenti che sono di gran lunga superiori a quelli del parco e agendo in tempi brevi, dal primo novembre al 31 gennaio di ogni anno e per soli tre giorni a settimana. Se il parco cattura 300 cinghiali in 365 giorni, noi i medesimi numeri li realizziamo in 36 giorni, quindi con solo 36 battute di caccia. E si consideri poi la nostra difficoltà in quanto fuori parco esistono molte aree urbanizzate da evitare e abbiamo altri limiti isolani naturali orografici». —
 

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