Gioco
Ferrari: «Il fascismo è odio e va combattuto ogni giorno»
Piombino, il sindaco è intervenuto così alla celebrazione della Battaglia di Piombino: «La Resistenza è un concetto che dobbiamo ricordare, tramandare e replicare»
PIOMBINO. Stavolta ha pronunciato le parole «fascismo» e «Resistenza». Il sindaco Francesco Ferrari ieri mattina ha celebrato il 77° anniversario della Battaglia di Piombino, uno dei primi episodi della Resistenza per i quali la città ottenne la Medaglia d’oro al valor militare. Con lui, in piazza Costituzione, il presidente del consiglio comunale Massimo Giannellini e del presidente dell’Anpi Mario Giannullo. La cerimonia si è conclusa con la deposizione di una corona d’alloro al monumento dei Caduti e con l’accompagnamento musicale della banda Galantara.
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In piazza un buon numero di persone, con striscioni e bandiere, forze dell’ordine, associazioni d’arma, dei partigiani, dei reduci e dei combattenti. Prima dell’intervento di Ferrari, è partita spontanea “Bella ciao”: senza musica, solo voci, grandi emozioni.
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Ferrari, parlando della Battaglia del 1943, l’ha definita «anche un simbolo dei valori che caratterizzano la nostra terra, valori che questa cerimonia contribuisce ogni anno a rafforzare. Quel 10 settembre 1943 - ha detto - ha messo i piombinesi davanti alla necessità di difendere la Patria e la libertà, di difendere l’Italia dai nazisti, di liberare il Paese dal fascismo. Valori di ieri, di oggi e di domani perché se la Resistenza ha cambiato le sorti del Paese allora noi oggi dobbiamo fare i conti con una nuova necessità di resistere. Il fascismo non è solo un periodo buio che la nostra meravigliosa terra ha purtroppo attraversato. Il fascismo è un modus operandi, è un sistema di valori corrotto, che la Resistenza di allora ha sconfitto e che noi vediamo rinascere ogni giorno, nelle parole di chi odia, delle azioni di chi con la prepotenza tenta di prevaricare l’altro. Di chi invoca la democrazia solo quando le scelte collettive non si sposano con la propria opinione. La Resistenza è un concetto che dobbiamo ricordare, celebrare, tramandare e replicare in ogni giorno, in ogni scelta, in ogni azione. L’esercizio democratico deve essere difeso quotidianamente, insieme, uniti a prescindere dalle differenze che inevitabilmente ci caratterizzano come individui. La democrazia deve essere difesa prima di tutto dall’odio e dalla prepotenza che contribuiscono a dividere invece che a unire, a zittire invece che a creare un dibattito ampio e inclusivo. Quell’odio e quella prepotenza che hanno fatto nascere il fascismo di allora e che fluiscono in questa nuova versione, meno palese ma certamente più subdola e altrettanto pericolosa. Perché l’odio e il rancore fanno parte della natura umana e sta a noi combatterli in qualunque forma si presentino. Questo, per me, significa Resistenza: combattere la prepotenza con la consapevolezza di perseguire un obiettivo collettivo e democratico. Sostituire l’odio con il dialogo, superare le divisioni grazie alla comunione d’intenti. Penso sia questo che la Battaglia di Piombino deve insegnare a tutti noi e voglio contribuire a tramandare questi insegnamenti, questi valori di ieri, nell’oggi e nel domani». —
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