Il Tirreno

Gruppo 2019 

«Dubbi sul piano cave Per la Regione restiamo un polo estrattivo»

A. M.

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CAMPIGLIA

«È stato annunciato che c’è una svolta nella pianificazione territoriale a Campiglia in relazione alle cave e alle aree da destinarsi a parco. Di fatto le osservazioni proposte in Regione sono state accolte in minima parte. La quantità estraibile da Monte Calvi è passata da 21 a 16 milioni di metri cubi ma si trattava di volumi assurdi in relazione alle verosimili esigenze e pure in questo modo rimangono volumi più che doppi di quelli di Monte Valerio che sono rimasti inalterati nell’approvazione del Piano Cave». Il Gruppo 2019 interviene su quanto dichiarato dalla sindaca nell’assemblea pubblica in cui ha illustrato il piano sul futuro cave: accordo tra Comune, Regione e Cave di Campiglia per creare un percorso che consenta all’indomani della chiusura delle cave di completare il parco archeominerario di San Silvestro, progettando nuova vita economica, culturale e turistica per quelle aree.

«Non possiamo esprimerci su questa presunta svolta per diversi motivi – scrive la lista di minoranza –. Il primo è di carattere istituzionale, il sindaco, nella sua autonomia, ha deciso di anticipare i contenuti di uno schema di protocollo d’intesa che non abbiamo mai visto. Questo perché le opposizioni, che hanno dato il via al processo quando venne presentato l’ordine del giorno ormai un anno fa, non sono mai più state coinvolte nel percorso che deve essersi sviluppato». Per il Gruppo 2019 si potrebbero dunque solo fare delle ipotesi sui segnali: è stata mostrata una carta in cui si individuano aree boscate e fronti cava dismessi della cava di Monte Calvi su cui si è incentrata l’attenzione, che dovrebbero passare al comune.

«Ebbene – continua – pare molto difficile ipotizzare che l’attività estrattiva rimanga nell’attuale sede in modo tale da giustificare i quantitativi che la Regione ha assegnato a Monte Calvi. Sembra logico che si riproponga l’interesse per la realizzazione del progetto di congiunzione dei fronti cava di San Carlo e Campiglia nel territorio di San Vincenzo». Ben poco, secondo la lista, ci sarebbe sul fronte della riconversione economica occupazionale e dell’ampliamento del parco. «L’unica riconversione economica pensata per il settore estrattivo è il parco e questo è molto strano poiché le attività estrattive avrebbero trovato una nuova vita e una miglior riconversione in un vero sviluppo delle attività produttive tra il nodo infrastrutturale di Venturina e l’area industriale e portuale piombinese. Di questa fase di pianificazione, necessariamente sovra comunale, non v’è traccia. Problema non diverso quello della valorizzazione di aree enormi e di gran pregio come quella dell’Etruscan Mines per cui si annuncia una volontà di valorizzazione ma che richiedono sia investimenti molto consistenti (leggeremo in questo schema di protocollo d’intesa cosa è disposta a metterci la Regione) e di una governance che è difficile da trovare. La divisione netta che si è determinata nella relazione tra comuni soci e Parchi Val di Cornia, rappresenta un ostacolo enorme allo sviluppo di simili progetti. Dunque tutto da vedere. Di certo c’è che la Val di Cornia per la Regione deve rimanere un polo estrattivo per le prossime decadi». –

A. M.

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