Sicurezza
«Macché poesia, il piccolo approdo è ormai da anni una zona franca»
La titolare della struttura replica agli attacchi di questi giorni «Il Comune ha ignorato il nostro progetto di riqualificazione»
SECCHETO
La catena finita al centro delle polemiche il giorno prima di Ferragosto non c’è più. Ma lo stradello che conduce al Caloncino di Seccheto, luogo frequentato, amato e rivendicato dai secchetai è presidiato da una bodyguard dell’hotel la Stella, che si ripara sotto l’ombrellone dal sole di agosto e controlla chi accede al piccolo approdo sul mare, davanti alla scogliera. Due cartelli di divieto d’accesso sono ben visibili, su entrambi i lati dello stradello. L’ingresso dell’hotel La Stella è a pochi passi. La nuova proprietà dell’albergo - ha svelato l’Espresso - fa riferimento all’imprenditore di origine siciliana Giuseppe Mannina, che di recente in Sardegna ha acquisito le quote dell’impianto di produzione di alluminio ex Alcoa. Ma ad accogliere Il Tirreno è la rappresentante legale dell’hotel Maria Rizzo. Raggiunge la terrazza della struttura ricettiva, per mostrare - dall’alto - il piccolo approdo, il mare, le barche che occupano gli spazi, secondo l’hotel abusivamente, la scogliera. Il Caloncino, insomma. «Vede quella linea bianca sul piazzale? Delimita gli spazi che sono di nostra proprietà (a monte ndr) e quelli di competenza demaniale. Anche lo stradello che porta fino al piazzale è privato. Ma, come vede, le barche vengono lasciate dappertutto, senza alcun permesso. Nel porticciolo si trovano ganci abusivi, gomene, vengono lasciati relitti inutilizzabili, bombole per immersioni, rifiuti anche pericolosi». Insomma, quella che il poeta secchetaio Tiziano Pierulivo ha descritto romanticamente come un luogo simbolo della frazione, per la titolare dell’hotel assomiglia più a una zona franca, dove tutto è permesso. «Ho visto la foto storica e ho letto l’articolo del poeta Pierulivo – racconta Rizzo – la foto però non riguarda il porticciolo ma la zona prima dell’inizio della proprietà privata, dove ancora esiste il ponticciolo dove veniva trainato il granito. La storia raccontata è bella e parla di poesia e storia di un luogo che non esiste più da almeno trent’anni. Magari ci fosse traccia di questa poesia».
La titolare dell’albergo punta il dito contro il “muraglione” di cemento che blocca la vista verso la parte occidentale della scogliera e ce l’ha soprattutto con l’attività del diving service: «È inaccettabile che sia concesso un corridoio di lancio di 66 metri a un’attività che non ha autorizzazione demaniale – il via vai di barche è continuo ed è un pericolo per i bagnanti, non solo per quelli del nostro hotel. Le barche vengono lasciate nel piazzale senza autorizzazione, anche nell’area di nostra proprietà. Sono diversi anni che sopportiamo una situazione di caos e plurime illegalità». Il 14 agosto scorso la polemica che covava sotto la cenere è esplosa. E se la catena messa per impedire il passaggio è stato un modo per richiamare l’attenzione, di certo non è stato un modo per attirare la simpatia della gente di Seccheto. «In realtà – spiega la titolare dell’hotel Maria Rizzo – abbiamo sempre garantito il passaggio dei bagnanti e dei mezzi di soccorso». Ma il punto di caduta, per la proprietà, qual è? «Avevamo presentato nell’agosto 2019 un progetto per la sistemazione e per il miglioramento del porticciolo. L’idea è rifare il muretto, riorganizzare il porticciolo e al tempo stesso le aree destinate alla balneazione. Era un progetto importante non solo per i clienti dell’hotel, ma per tutti i bagnanti». In cambio della riorganizzazione la proprietà rivendica anche l’area demaniale. E il progetto, dato da non trascurare, non comprende l’attività del diving.
«Cosa è successo? Niente, il progetto è finito in un cassetto e, dopo tanta attesa, è stato bocciato dal Comune. Un compromesso? Serve disponibilità e purtroppo il sindaco non è mai stato disponibile. È un peccato, non capisco perché non vengano prese in considerazione le ragioni dell’hotel ma anche di tutti i bagnanti». Si invoca il dialogo, quindi. Intanto, però, si muovono gli avvocati. —
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