La protesta
La plastica raccolta sulla spiaggia di Reale può essere un’ecoballa
PORTO AZZURRO
Mentre al largo di Piombino continuano gli interventi tecnici della Marina militare, coordinati dalla Protezione civile, per recuperare le ecoballe disperse 5 anni fa da una nave , sono arrivati all'Elba i risultati delle analisi fatte dall'Arpat, riguardanti tali rifiuti apparsi anche sulle coste elbane. Il comandante della Capitaneria di porto di Portoferraio, il Capitano di Fregata Agostino Petrillo, ha infatti fatto eseguire all'Agenzia regionale per la tutela ambientale, degli esami su una certa quantità di materiali plastici prelevati dagli uomini della guardia costiera, nella spiaggia di Reale, grazie alla segnalazione di una cittadina avvenuta nel mese di giugno.
Numerosi detriti avevano invaso il lido e la cosa si è ripetuta anche di recente. E le analisi confermano la più che probabile parentela di quei detriti marini “elbani” con le ecoballe cui si parla. Sentiamo la spiegazione del comandante: «Premetto che alle operazioni al largo di Follonica partecipa anche la Guardia Costiera, con unita navali della direzione marittima di Livorno che assicura la vigilanza negli specchi acquei interessate dalle attività ed il rispetto dell'ordinanza di polizia marittima e sicurezza della navigazione emessa dall'ufficio circondariale di Piombino. E circa il campione di rifiuti “portoazzurrini” analizzati, che furono prelevati da parte del nostro personale della guardia costiera dell'ufficio locale marittimo di Porto Azzurro due mesi fa, sostanzialmente si tratta di materiale plastico di dimensioni e tipologia di diverso colore, con grandezza inferiore ai 10 cm. La pezzatura e la variabilità di questo materiale è quella tipica di un trattamento meccanico di frazionamento di raccolta differenziata. Queste caratteristiche fanno appunto pensare ai rifiuti che normalmente costituiscono le ecoballe, le cosiddette CSS, ovvero combustibile solido secondario da rifiuti, cadute in mare anni addietro. Però il laboratorio Arpat non può fornire una risposta certa circa l'appartenenza di quei detriti raccolti».
Giustamente il comandante fa capire che quei frammenti di plastica trovati a galleggiare nel mare elbano, non hanno sopra “un codice” di appartenenza alle ecoballe, ma si può dedurre che da quelle provengano. «Bisogna poi tener presente - prosegue l’ufficiale- che quei materiali, una volta distaccati dalle grosse masse, si sono diffusi ovunque e possono essersi modificati nella loro composizione, secondo le dinamiche dell'ambiente marino e per la stessa azione chimica dell'acqua. La parte più pesante sarà andata sui fondali e quella più leggera è tornata in superficie ed ecco che abbiamo visto i residui spiaggiati al lido del Reale. Inoltre altre plastiche sono in mare, per altri fattori, e quindi possono essersi uniti a quelli delle ecoballe». —
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