Il dolore
Dipendenti ex Due Emme in 12 rischiano il posto «Nessuno ci dà risposte»
piombino
«Nessuno ha preso seriamente la nostra situazione e chi deve dare delle risposte ancora non le dà». A lanciare l’appello sono i 12 lavoratori del fallimento Due Emme in esercizio provvisorio, rimasti fuori dall’operazione che dall’1 giugno ha visto il passaggio alla nuova società Piombino Tech di 11 colleghi. Loro sono finiti in una sorta di limbo con la prospettiva concreta di trovarsi disoccupati.
Chiedono risposte «prima di tutti all’imprenditore Silvestro Scotto, che ha acquistato la Due Emme in fallimento trasformandola nella Piombino Tech – affermano –. Dell’organico presente ha assunto 11 persone, senza accettare nessun accordo proposto dai sindacati, sostenendo che lavoro per tutti non ci fosse e che assumere per poi mettere parte dei lavoratori in cassa integrazione in attesa del lavoro fosse una brutta pubblicità. Noi sosteniamo che ad oggi la brutta figura l’abbia fatta proprio lui, lasciando 12 persone a casa, senza concrete prospettive di accordi per integrare tutti».
Il 6 luglio i sindacati Uilm, Fiom e Fim con i lavoratori avevano organizzato un presidio all’ingresso del palazzo comunale, in occasione del tavolo istituzionale chiesto dalle segreterie sindacali con la presenza del sindaco Francesco Ferrari, l’assessore Sabrina Nigro, la direzione Piombino Tech e il curatore Due Emme Fabio Serini. «All’incontro la proprietà aveva comunicato che si sarebbe impegnata con una controproposta ai sindacati, dicendosi intenzionata ad assumere tutti – sostengono –. Ma siamo quasi a fine agosto e la controproposta non è mai arrivata. Ne è stato fatto nessun altro incontro, causa l’assenza dell’imprenditore. Inoltre, il 13 agosto è scaduta la cassa integrazione per covid-19 per chi era rimasto in forza all’esercizio provvisorio, gestito dal curatore fallimentare Serini. La prospettiva era estendere la Cig per portarci più vicini a una possibile integrazione, ma il 5 agosto Serini ha comunicato ai sindacati che il nuovo DPCM ancora non era stato emanato, impedendogli così di agire. Ha così rimandato tutto a dopo Ferragosto, per poter incontrare il giudice e capire come muoversi».
Le segreterie sindacali confermano «la preoccupazione per il destino di questi lavoratori e che da giorni stanno sollecitando gli incontri con la parte datoriale».
È un silenzio che amplifica l’incertezza. «Ancora nessuno si è fatto sentire – dicono i lavoratori –: ne il curatore per capire come procedere, con la chiusura definitiva dell’esercizio provvisorio, e quindi con i licenziamenti, o con la continuazione della Cig, ne il nuovo imprenditore per discutere di possibili accordi. Dopo l’incontro del 6 luglio in Comune, dove sono state fatte promesse davanti a tv e giornali, sono spariti tutti coloro che dovevano darci risposte». E concludono: «Siamo stanchi di non essere presi in considerazione e che non venga presa seriamente in considerazione la situazione da nessuno degli attori in campo ne dalle istituzioni. Vogliamo risposte e le vogliamo avere nei tempi giusti, senza ulteriori rinvii». — M.M.
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