Il Tirreno

l’ordinanza ministeriale  

Più mascherine lungo la Calata, ma la stretta funziona a metà

Lu.Ce.
Più mascherine lungo la Calata, ma la stretta funziona a metà

Nell’ora dell’aperitivo ancora in tanti a passeggio tra i tavoli a volto scoperto. Ma è la notte il vero banco di prova: «Almeno speriamo che serva»

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PORTOFERRAIO. Sarà l’atmosfera balneare da inizio serata di agosto. Sarà il fatto che lungo la calata, fatta eccezione per qualche strettoia causata dai tavolini dei locali che hanno occupato generosamente il suolo pubblico, c’è la possibilità di passeggiare ben distanziati. Fatto sta che il debutto dell’ordinanza ministeriale che obbliga a indossare le mascherine all’aperto (dalle 18 e fino alle 6 del mattino in tutti quei luoghi dove è più facile la formazione di assembramenti spontanei di persone) è stato particolarmente soft nel centro storico di Portoferraio.

Dalle 19 alle 19,45, quando i locali hanno iniziato a gremirsi di clienti per l’aperitivo, non c’erano vigili urbani a controllare, niente cartelli o annunci particolari da parte dei titolari dei locali. L’unico segno tangibile del provvedimento governativo stava nel numero delle mascherine: l’aumento dei casi positivi sul territorio nazionale e la conseguente stretta nei luoghi della movida e di aggregazione giovanile hanno fatto in modo che a passeggiare in calata e lungo le altre strade del centro storico vi fossero molte più persone mascherinate rispetto a qualche giorno fa. Ancora in netta minoranza rispetto ai cittadini e turisti a viso scoperto. Tra loro tre ragazzi di Pistoia in vacanza all’isola d’Elba. Non sanno che, da ieri, è obbligatorio indossare la mascherina anche all’aperto nelle ore serali e notturne, nei luoghi in cui è possibile che si formino assembramenti, compresa la strettoia da cui sono appena passati.

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«Non sapevano niente – spiegano – ma crediamo in fondo che sia giusto. Ora stiamo passeggiando, c’è la possibilità di mantenere le distanze. Ma nel caso in cui si debba uscire e andare per locali uno sforzo va fatto, se vogliamo evitare il macello a cui abbiamo assistito solo alcuni mesi fa». Pochi metri più lontano c’è Andrea, 24 anni lombardo. Non ha la mascherina e non pare intenzionato a indossarla: «Credo che il provvedimento sia sbagliato e che non sia giusto prendersela sempre con i ragazzi». Lungo la calata sfilano tante persone nel giro di poco tempo. Parecchi hanno la mascherina chirurgica al volto, altri la indossano calata sotto il mento per poi tirarsela su quando entrano in una strettoia tra i tavoli dei locali. Chi è seduto ai tavoli per l’aperitivo, tranne pochissime eccezioni, non indossa la mascherina. Ma la situazione, poco prima di cena, è sostanzialmente tranquilla: il vero banco di prova, come dimostrato dagli episodi di questi giorni avvenuti nei vari comuni dell’isola d’Elba, si avrà nel dopo cena e nelle ore notturne.

Intanto ai piedi della calata, appena usciti da un negozio, ecco un gruppo di turisti toscani, arrivati all’Elba di Arezzo. Sono in cinque, quattro di loro hanno la mascherina. Ma, in fondo, non sono convinti dell’ordinanza ministeriale: «Mah, secondo me obbligare a indossare la mascherina dalle 18 alle 6 in determinati luoghi è sbagliato – dice una delle turiste aretine – credo sia un provvedimento tardivo e debole, così come è stato tardivo chiudere le discoteche solo adesso. Speriamo serva». Laura Tosi ha 32 anni e viene da Torino. Indossa una mascherina a righe blu e bianche ed è d’accordo con la stretta imposta dal governo: «Credo che portare la mascherina sia uno sforzo contenuto ma necessario se vogliamo contenere questo virus. Purtroppo in giro, particolarmente di notte, sono in troppi a violare le regole». —

Lu.Ce.
 

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