La manifestazione
170 proprietari di seconde case contestano la terrazza sul mare
SAN VINCENZO. Mette d’accordo oltre 170 proprietari di seconde case e di villeggianti ospiti di San Vincenzo la petizione tradotta in osservazione per chiedere l’annullamento della previsione di via del Faro, che prevede la realizzazione di una terrazza belvedere su un’area di 30 metri quadrati.
All’osservazione premettono che hanno «pienamente condiviso e sottoscritto la petizione che chiede la modifica dell’ubicazione della concessione di area attrezzata in via del Capodoglio».
Pur apprezzando l’intento di ampliare l’offerta turistica e di dare impulso alle attività commerciali esistenti, sono «assolutamente contrari alla realizzazione» della terrazza in via del Faro. «Non è esplicitato nel piano – proseguono – ma pare sottintendere che sarà una estensione dell’attuale ristorante La Baracchina. Tale intervento comporterà effetti negativi, evidenziati anche nelle previsioni di scheda, quali l’aumento dei reflui e inquinamento idrico, dei rifiuti e dello spreco di risorse, impatto sul paesaggio e sulle dinamiche ecologiche dell’area, inquinamento acustico, riduzione degli spazi per la libera fruizione dell’arenile e ulteriore congestione del traffico dovuto principalmente alla difficoltà di parcheggiare».
Si definiscono proprietari da anni di seconde case, «contribuenti importanti delle casse del Comune, abbiamo visto, negli ultimi 25 anni, trasformare lentamente una terrazza di affaccio libero al mare, nella attuale struttura che ogni anno si allarga un po’ di più fino ad occupare anche buona parte della discesa al mare – dicono –. A questo proposito domandiamo al sindaco e alla giunta quali azioni, nell’interesse della collettività, siano state compiute negli anni per controllare il rispetto dei limiti di occupazione degli spazi pubblici, in particolare la scaletta pedonale sul lato nord e l’ampia discesa all’arenile sul lato sud, che rappresenta l’unico accesso alla spiaggia della parte Nord del paese. Accesso indispensabile per l’eventuale transito di mezzi di servizio e di soccorso che spesso è compromesso da parcheggi non corretti e intralci di vario tipo».
E aggiungono: «Qualora l’amministrazione intenda confermare le previsioni del Piano di gestione degli arenili, raccomandiamo nell’interesse del Comune e dei cittadini che sia per questo intervento come per gli altri si proceda alla sottoscrizione di un “Atto d’Obbligo” da parte del concessionario, firmato davanti a un notaio, supportato da una adeguata fidejussione bancaria in favore del Comune, atto che preveda la perdita della concessione stessa al momento di un eventuale mancato rispetto dei limiti stabiliti. In particolare per un successivo surrettizio ampliamento, danno grave che potrebbe essere contestato dalla autorità giudiziaria contabile a carico degli amministratori comunali. E sottolineano che in caso di mancato accertamento da parte dell’ente concessionario, trascorsi 20 anni, i privati potrebbero arrogarsi il diritto di usucapione con danno ingente alla amministrazione e alla cittadinanza». —
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