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Ferrari, strenua difesa di Tognoli: «Lavora con grande dedizione»
Il primo cittadino di Piombino liquida la vicenda come «tristi illazioni». Ma i colleghi di Campiglia, San Vincenzo e Sassetta chiedono spiegazioni al Cda
Contento e sicuro della «dedizione e passione» dell’Ad Parchi Mauro Tognoli è il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, che del resto lo ha voluto e imposto in forza del suo essere socio di maggioranza nella società. Neppure un dubbio. Anzi, ha una granitica certezza sulla condotta del geometra bresciano. «Mi chiedo come ci si possa stupire di un uso legittimo di una foresteria vuota». Salvo non rispondere nel merito ai rilievi del Tirreno che liquida come «tristi illazioni» partorite da una «narrazione falsa e alternativa» che è il «segno che purtroppo una parte marginale di questa città è impegnata nella denigrazione tout court, senza considerare che così facendo si fa male a tutta una comunità».
ppure, anche il sindaco di Suvereto Jessica Pasquini che fin qui ha condiviso la linea piombinese e le scelte nella Parchi usa prudenza. «Non accuso e neppure prendo le difese dell’Ad Tognoli - dice -. In merito a quanto appreso dal Tirreno per il mio ruolo chiederò spiegazioni e chiarimenti nelle sedi opportune».
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Invocano trasparenza, e c’avevano già provato in passato, i sindaci Alberta Ticciati di Campiglia Marittima, Alessandro Bandini di San Vincenzo e Alessandro Scalzini di Sassetta. Lo fanno con una lettera aperta al consiglio di amministrazione e al presidente della Parchi Alessandro Bruni, che sul caso si è guardato bene dal far sentire la sua voce.
«Non a caso, queste amministrazioni già da tempo denunciano la mancata condivisione delle scelte, a partire da quelle di nomina del presidente e amministratore delegato e alla deliberazione in merito alle deleghe del Cda, fino ad arrivare ad atti fondanti e strategici sempre approvati dai soli 3/5 del consiglio di amministrazione», sottolineano Ticciati, Bandini e Scalzini. «Le parole spese dal Comune di Piombino in quanto a volontà di condivisione, infatti, stanno trovando una naturale smentita nelle azioni concrete dei vertici societari - proseguono -, evidenziando un atteggiamento quasi oligarchico, facendo venire meno, dunque, oltre alla già citata trasparenza, anche quella necessità di concertazione, condivisione, o comunque cambio di passo, di cui finora non è stata rilevata traccia».
A proposito dell’inchiesta del Tirreno «quanto emerge va addirittura oltre tutto questo e assume carattere di gravità inaccettabile. E, sempre a proposito di trasparenza, l’occasione è propizia per chiedere chiarimenti anche in merito alle modalità di gestione, dal punto di vista economico, della previsione di minori entrate della società in seguito alla difficile estate che tutti sapevamo sarebbe stata condizionata dall’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del covid-19». E chiedono: «Di quali altri aspetti possiamo non essere a conoscenza e possono riguardare la posizione dell’Ad Tognoli e di altri membri, oltre a quelli emersi sul Tirreno?». Sottolineano «l’incompatibilità di legge tra la carica di amministratore delegato e quella di dirigente in società di diritto privato a controllo pubblico». E concludono chiedendo al Cda Parchi di «fornire utili e precisi chiarimenti in merito a quanto sopra esposto», augurandosi che «possa smentire nettamente quanto portato alla conoscenza nostra e dell’opinione pubblica, in caso contrario oltre alle dovute spiegazioni, auspichiamo le immediate dimissioni degli attuali vertici societari».
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