Il Tirreno

portoferraio, la storia  

Libertaria e i piatti di minestra senza distinzioni di classe

Arturo Francini
Libertaria e i piatti di minestra senza distinzioni di classe

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Il ricordo

Voglio ricordare chi era Libertaria e raccontare alcune mie esperienze, in quanto ho avuto la fortuna di averla conosciuta.

Intanto Libertaria, per chi frequentava il locale in calata Buccari, era chiamata mamma Libertaria, dato che era sempre pronta ad aiutare chi non aveva la possibilità di pagare. Lo faceva accomodare, gli serviva un piatto di minestra. Questo accadeva spesso, dato che il locale era un punto di riferimento per tutti, dal pittore, al professore, al filosofo, fino al manovale e agli operai di ogni categoria. Più che altro l’osteria era un punto di ritrovo degli scaricatori di porto: all’epoca non c’erano i traghetti, ma solo le corvette Porto Azzurro e Portoferraio e la motonave Pola che trasportavano soprattutto laterizi, ferro, calcina e tanto altro materiale necessario per costruire le case, scuole e altri edifici. Ecco perché gli scaricatori di porto, o meglio i “facchini”, si ritrovavano da Libertaria: i bastimenti attraccavano in calata Buccari, proprio davanti al locale. La cosa che più mi preme è far conoscere Libertaria che è stata una persona sempre pronta ad aiutare sempre tutti, senza distinzione di ceto. Aveva sempre una parola di incoraggiamento e di conforto per tutti. —

Arturo Francini

Portoferraio

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