Il post-Covid per la cultura e i lavoratori dello spettacolo
piombino
La cultura e i lavoratori dello spettacolo dal vivo. Si è concluso con la voce di chi fa arte il ciclo di dibattiti organizzati al festival Contamina. Presenti all’appello, sabato sera al Rivellino, Francesca Della Monica (pedagogista e filosofa della voce, cantante, performer), Claudio Collovà (regista e autore teatrale), Gianni Morelembaum Gualberto (critico musicale), Yosuke Taki (artista, giornalista), Elena Fioretti (attrice), Marta Finazzi (artista e performer circense del Teatro nelle Foglie), Dario Canal (Coordinamento lavoratori e lavoratrici Toscana spettacoli-emergenza continua) e l’assessore Giuliano Parodi. Il tutto coordinato da Chiara Migliorini, direttrice artistica di Contamina. Cosa chiedono gli artisti? Come adeguarsi al post-Covid? Le piattaforme digitali sono il futuro anche per lo spettacolo dal vivo?
«I lavoratori dello spettacolo sono stati dimenticati durante il lockdown – ha detto Parodi – Qualcuno mi ha criticato per aver messo in campo iniziative culturali in questa estate. Io invece ne sono orgoglioso. Tanti lavoratori sono stati aiutati. I ristoratori, ad esempio, con un’estensione degli spazi o con la riduzione delle tasse. Per aiutare i lavoratori dello spettacolo c’è solo una strada: farli lavorare. Ricordiamoci che durante la quarantena siamo stati tutti nutriti di cultura».
«Nell’incertezza dei mesi passati, anche noi artisti siamo andati in panico – ha detto Finazzi – La tentazione di lavorare in streaming è stata forte, ma sarebbe un controsenso per il teatro di strada. Detto questo, dobbiamo affrontare un cambiamento, trovare altri modi di contatto col pubblico, inventare nuove cose. D’altra parte l’arte è in continua evoluzione».
«Il covid non è una roba improvvisa – ha aggiunto Morelembaum Gualberto – Ha solo rivelato qualcosa già in essere da tempo, una crisi di valori. L’Italia paga un ritardo storico rispetto all’Europa. E invece l’arte deve essere proiettata nel futuro, altrimenti diventa una cartolina. Va rimesso a nuovo l’intero sistema culturale, oggi basato sullo scambismo. Non potremo mai lavorare bene se non ci sarà una cultura viva e rinnovata». La cultura come motore dell’economia secondo Canal: «Il mondo dello spettacolo chiede di essere valorizzato e tutelato. Da cittadini discriminati, stiamo lottando per ottenere i nostri diritti».
Per Della Monica «dobbiamo uscire dalla frammentazione e dal provincialismo». «Non possiamo essere legati al ricatto del tutto esaurito – ha detto Collovà – La nostra è un’arte che ha bisogno di tempi lunghi. Prendiamoceli. Consapevoli che la cultura è indispensabile come il pane. Non vogliamo i 600 euro. Vogliamo lavorare».
«È importante creare una comunità – ha detto Fioretti – Lo spettacolo non è ancora ripartito. Ci sono regole assurde e credo che un ruolo fondamentale possa essere svolto dal pubblico». «La creatività collettiva è formata da tre danzatori - ha concluso Taki - natura, uomo e tecnica. Oggi parliamo di una danza sbilanciata, che causa crisi ambientali e sociali. Torniamo indietro, cercando di capire cosa stiamo facendo». —
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