Il Tirreno

COME ERAVAMO / l’iniziativa del Tirreno 

In regalo sedici foto del nostro passato. Canessa: «Immagini che danno emozioni»

In regalo sedici foto del nostro passato. Canessa: «Immagini che danno emozioni»

Da martedì 11 agosto in edicola col giornale gli scatti di vita, feste, lavoro e altro in città, Val di Cornia e Isola d’Elba

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO

Da martedì 11 agosto con Il Tirreno faremo un tuffo nel passato di Piombino, della Val di Cornia e dell’Elba. Da quella data infatti pubblicheremo gratuitamente con il giornale, 16 fotografie che racconteranno momenti di vita, di feste, di lavoro del passato. Qualcuno potrà anche riconoscersi in qualche scatto, in altri si potrà vedere come sono cambiate le realtà che ci circondano. Le fotografie di “Come eravamo” saranno in edicola per quattro giorni nella settimana: il martedì, il mercoledì, il giovedì e il venerdì. Si tratta di un nostro contributo per i lettori che sicuramente potranno apprezzare un’iniziativa che li porterà indietro nel tempo. Prima dell’uscita delle fotografie vi sarà una presentazione pubblica in un locale che ancora però deve essere calendarizzata. A questo proposito abbiamo sentito Fabio Canessa, critico cinematografico e docente, oltre che appassionato di storia.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.39155771:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.39155771:1652782512/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Anche se non ha un particolare valore estetico, qualsiasi immagine immortalata dall’obiettivo della macchina fotografica assume significato e sprigiona emozioni. Soprattutto se si tratta di fotografie dei luoghi che noi abitiamo oggi. Così la foto sottrae quel momento al tempo cronologico e lo trasferisce a un altro tempo, compiendo il miracolo di recuperare una realtà perduta e renderla nuovamente possibile. Con un’alchimia così struggente da rovesciare il punto di vista: non siamo più noi a guardare la foto, ma è quello che in essa è ritratto a esigere attenzione e a suscitare la nostra curiosità. La fonte dei canali di Marina frequentata dai piombinesi di un secolo fa sembra quasi una stampa rinascimentale, Corso Italia negli anni ’50 affollata di gente e trafficata di auto potrebbe essere la main street di una metropoli americana di quell’epoca, il boom economico degli anni Sessanta emerge dal bianco e nero delle file di auto al porto che si imbarcano per l’Elba e dai colori della spiaggia gremita di Salivoli. E poi i pescatori sanvincenzini e i cavatori elbani, ritratti da immagini oggettive che “agguantano” , come diceva con un felice toscanismo il grande fotografo piombinese Renzo Chini, il carattere e il mestiere di quegli uomini. I luoghi ci sopravvivono, ci dicono queste foto, e i nostri nonni non ci assomigliano, né nelle vesti né nelle facce, scolpite da una società più dura e da una vitalità più selvaggia, forse anche più sana. Piombino ha una lunga tradizione di fotografi di talento: oltre a Chini, vanno ricordati, tra quelli che non ci sono più, almeno Luigi Giovannardi, Enzo Della Monica, Lando Civilini, Gias Carobbi e Nino Marchi, mentre, tra i molti che ci sono ancora, bastino i nomi, internazionali, di Luciano Tovoli e di Pino Bertelli. Tra tutte le forme espressive, la fotografia è quella che più direttamente e intensamente parla al cuore, perché, come ha scritto Giorgio Agamben, “ciò che il perduto esige non è di essere ricordato o esaudito, ma di restare in noi in quanto dimenticato, in quanto perduto e, unicamente per questo, indimenticabile”. Così, anche le foto in omaggio col Tirreno, anziché finire appese banalmente ai muri, dovrebbero essere conservate in quei vecchi album di famiglia che l’era digitale ha rottamato per sempre». —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web