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Salvata al largo di Cavo una Caretta Caretta imprigionata dalla plastica

Salvata al largo di Cavo una Caretta Caretta imprigionata dalla plastica

Intervento decisivo di Capitaneria, Arpat e Diving della frazione riese. L’esemplare è stato liberato dal nylon e portato a Talamone per le cure  

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 La tartaruga Caretta Caretta recuperata al largo dello Scoglietto di Portoferraio su segnalazione della Capitaneria grazie all’intervenuto dei i biologi marini di Arpat e del personale dello Sporting Club Cavo Diving, è stata trasferita ieri mattina da Portoferraio con il primo traghetto diretta al Centro recupero tartarughe di Talamone.

Qui rimarrà nelle vasche curative del Centro stesso in osservazione per qualche giorno- Bisogna capire la sua problematica. Tutto è iniziato nel pomeriggio dell’altro ieri, quando la Capitaneria di porto di Portoferraio ha avvertito i biologi del settore Mare di Arpat che un diportista aveva avvistato una tartaruga marina in difficoltà. L’animale, secondo quando riferiva sempre il diportista, non riusciva a immergersi, per cause che a prima vista non erano molto chiare ed evidenti. Si pensava che fosse per qualche sacchetto di plastica che le si era imbrigliato attorno al corpo. Ma sembrava, avvicinandosi, che fosse libera. Poteva essere per problemi dovuti a qualcosa che era finito nello stomaco dell’animale. Fatto sta che la Caretta Caretta nuotava con difficoltà al largo dello Scoglietto di Portoferraio, circa a 3 miglia in direzione di Capraia, secondo quanto riferiva l’Arpat. Intanto gli operatori dell’agenzia si trovavano in mare con l’imbarcazione del Diving Cavo per l’effettuazione del monitoraggio della Posidonia, nell’ambito delle attività svolte dall’Agenzia nell’ambito della Strategia Marina Ue. Notato l’animale, si sono recati sul posto per dare supporto alla Capitaneria di porto e verificare lo stato di salute della tartaruga. Il personale Arpat ha così raggiunto la vedetta della Capitaneria che si trovava vicino alla tartaruga che si muoveva poco e rimaneva in superficie. Gli operatori dell’Agenzia si sono immersi e hanno raggiunto l’animale che, pur non avendo evidenti segni particolari (ferite o altro), non si immergeva e rimaneva sostanzialmente ferma. Quindi l’hanno issata a bordo dell’imbarcazione, collocandola in una vasca dove è rimasta in osservazione tutta la notte.

La tartaruga sembra una femmina con il carapace di una lunghezza di 65 centimetri ed una larghezza di 62 centimetri e un peso stimato di 30 chili. Appare a un primo esame in buone condizioni e abbastanza in carne, il che fa sperare che si possa riprendere presto. E le foto del recupero della testuggine pubblicate sulla pagina Fb dello Sporting Club Cavo Diving sono state virali. Hanno girato sul web, raccogliendo tanti consensi e anche congratulazioni di quanto è stato realizzato per salvare questo splendido esemplare. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione di quanto interessi lo specchio acqueo attorno all’Isola d’Elba per questi splendidi animali che da qualche anno hanno scoperto le spiagge sabbiosi elbane, in particolar modo quelle esposte nel quadrante sud, per deporre le uova.

Ne sono una prova le covate effettuate sulla spiaggia principale di Marina di Campo nell’estate 2017 quando la tartaruga Federica depose sul nido ricavato sulla sabbia 116 uova. Fu all’epoca un vero e proprio record per i nidi di Caretta caretta in Italia. Un record assoluto per la Toscana, dove al massimo nelle due precedenti deposizioni conosciute si era arrivati a 70 uova.

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di Redazione web