«Il Piano spiaggia appare più come una sorta d’accordo tra privati»
Le associazioni: non tutela l’interesse pubblico e l’ambiente Tra le critiche la mancanza di un confronto pubblico
san vincenzo
«Il Piano, per le modalità con le quali è stato predisposto, appare più come una sorta di accordo tra privati, il Comune da un lato e i concessionari dall’altro, dove il bene pubblico spiaggia è marginale, anzi da sfruttare per ampliamenti, nuove concessioni, insediamenti». È una bocciatura in piena regola per il nuovo Piano spiaggia, adottato dal Comune di San Vincenzo, quella che arriva dai circoli Legambiente Val di Cornia e Costa Etrusca e dal presidio Libera “Rossella Casini” di San Vincenzo e Castagneto Carducci.
«È la filosofia che sta dietro a questo Piano ad essere assolutamente inadeguata ai problemi del litorale sanvincenzino – proseguono –. È fortemente lesivo del pubblico interesse e dell’ambiente continuare a pensare il litorale come una risorsa infinita e riproducibile, utile solo a investimenti privati. Occorre iniziare a pensare a togliere più che aggiungere, con strategie che mirino a gestire le trasformazioni che gli scenari futuri imporranno, garantendo la qualità ambientale e la trasformazione dell’economia locale, nell’interesse pubblico, presente e futuro».
Legambiente e Libera partono dal contesto per inquadrare le novità del Piano. «Negli anni l’uso del litorale, delle spiagge, delle dune è stato oggetto di progetti che l’hanno trasformato con insediamenti numerosi e ad alto impatto ambientale, fino alla realizzazione del grande porto turistico per cui l’amministrazione si è vista assegnare da Legambiente il disonore di numerose Bandiere Nere – sottolineano –. All’erosione, causata dal porto, si sta rispondendo da anni con progetti, costosi per le casse pubbliche, con l’effetto di continuare a spostare più a sud il fenomeno erosivo, non risolvendo comunque il problema». E aggiungono: «Stiamo iniziando a confrontarci con gli effetti del riscaldamento globale causato dalle attività umane: pochi mesi fa in un convegno, proprio a San Vincenzo, il professor Pranzini ha illustrato gli effetti del riscaldamento del mare con il suo innalzamento in tempi non certo secolari». Insomma, la preparazione di questo Piano di spiaggia «è stata un’occasione persa per un confronto pubblico e un approfondimento, necessari per riflettere sugli effetti delle azioni fin qui praticate sul litorale e davanti ai futuri, nonché attuali, effetti dei mutamenti climatici».
Due questioni di metodo. «Perché il Comune non ha organizzato, prima dell’adozione del Piano, nessun incontro pubblico, nelle forme possibili, con la popolazione? Perché ne ha parlato, qui è stato possibile, solo con i titolari di concessioni e gli albergatori e con le loro associazioni di categoria? Eppure, è sempre alta l’attenzione di tanti cittadini, residenti e turisti, alla situazione delle nostre spiagge, al loro uso, valore ambientale e sociale, come bene pubblico».
Che cosa manca? «Non una analisi di insieme delle criticità e della fruizione della costa, dei suoi limiti, una politica turistica. Non una parola sulle dinamiche naturali e gli effetti che producono, come lo spiaggiamento di grandi quantità di posidonia. Per queste solo interventi d’emergenza, costosi e invadenti, senza alcuna progettualità che affronti una situazione che si ripete ad ogni stagione». E sottolineano: «Leggiamo il Piano, mentre si ripete una situazione di abuso laddove, via del Tirreno, è stato abbattuto lo stabilimento abusivo Bayahibe. Nonostante questo, il Piano conferma la concessione con la previsione di una colata di cemento di 280 metri quadrati! E ciò che vi è stato costruito in questi mesi? È in regola con quanto previsto dalla normativa: il Comune ha avviato azioni al fine di ristabilire la legalità in quel tratto di spiaggia?». E concludono: «Il Piano spiaggia poteva essere l’occasione per stabilire che tutte le barriere rigide, muretti, marciapiedi e simili, costruiti sulla spiaggia, causando pesanti effetti erosivi, vanno rimossi. Invece c’è la previsione di nuove costruzioni, stabilimenti e ulteriori 100 e passa metri sottratti all’uso pubblico e dati in concessione». —
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