Il Tirreno

lettera aperta di camping cig 

«Un incontro pubblico prima di qualsiasi accordo con Jindal»

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piombino

Lo Stato si riprenda le acciaierie. E in ogni caso imponga rigidi vincoli all’azienda. Lo scrive il Camping Cig in una lettera aperta rivolta al ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli, alla sottosegretaria Morani, al presidente della Regione Rossi, al sindaco di Piombino Ferrari, ai capigruppo consiliari, ai parlamentari De Falco, Fassina e Vizzini, ai sindacati.

«Dopo anni di promesse mancate - scrive Camping Cig - nei quali Jindal ha dimostrato la propria inaffidabilità diventando un ostacolo per lo sviluppo di tutto il territorio, chiediamo che siano fatti i passi necessari per togliere la fabbrica a Jsw con lo Stato che riprende il controllo dello stabilimento , acquisendone almeno il 51%. (...) Chiediamo inoltre che questo intervento per tornare a colare acciaio (ecocompatibile e lontano dalla città) sia realizzato all’interno di un “ Piano di rinascita di Piombino” nel quale siano previsti ingenti finanziamenti pubblici per consentire la diversificazione economica, la partenza delle bonifiche e la realizzazione delle infrastrutture. Se, purtroppo, le scelte delle istituzioni (magari con il supporto dei sindacati) andranno nella direzione di concedere ancora fiducia a Jindal e addirittura di sostenere l’azienda con fondi pubblici, chiediamo che le siano posti, in modo rigido, almeno i seguenti vincoli: il piano industriale dovrà contenere, da subito, l’intero pacchetto degli investimenti previsti al momento dell’acquisto dello stabilimento, cioè 3 forni elettrici e 2 treni nuovi di laminazione. L’ingresso dello Stato dovrà essere non temporaneo e in misura da contare nelle scelte gestionali (senza escludere di arrivare almeno al 51%). L’azienda deve rendere subito operativo il revamping dei 3 treni esistenti, gli smantellamenti degli impianti nell’ex area a caldo e deve rinunciare a produzioni dannose quali l’acciaio al piombo, inoltre deve liberare in tempi stretti le aree che non utilizza per consentire l’insediamento di altre attività produttive. Jindal dovrà accettare la ripresa della trattativa di secondo livello con i sindacati, per permettere ai lavoratori il recupero graduale del 30% del loro salario tagliato dagli accordi precedenti. L’azienda deve accettare rotazioni al lavoro di tutti i dipendenti, con un controllo ferreo e trasparente dei sindacati e dei lavoratori stessi. Nella malaugurata ipotesi che lo Stato non pretenda la maggioranza delle azioni, l’azienda deve accettare il prosieguo del controllo del commissario governativo con poteri rafforzati almeno fine alla fine degli investimenti. L’azienda deve accettare che ogni vincolo venga legato a un cronoprogramma (fissato dalle istituzioni) preciso, con date certe, verificabile con penali fino alla rinuncia della proprietà in caso di inadempienze di Jindal. Nell’ipotesi che venisse presentato un piano industriale parziale e che le istituzioni lo accettassero, chiediamo di rivelare il numero degli esuberi approntando un progetto per la loro ricollocazione, compresa la previsione di uscite volontarie incentivate e prepensionamenti. Ai sindacati chiediamo che stavolta qualsiasi ipotesi di accordo sia sottoposta, prima di qualsiasi firma, alla conoscenza e all’approvazione dei lavoratori, non dovranno più esserci accordi già sottoscritti e spacciati come verbali di incontro. Al governo ribadiamo che, dopo tutto ciò che abbiamo subìto in questi anni, solo l’acquisizione da parte dello Stato dello stabilimento (all’interno di un piano nazionale della siderurgia) potrà garantire il rispetto della Costituzione, la rinascita del nostro territorio e produrre utili anche per le casse dello Stato nel momento in cui si tornasse a colare acciaio».

Il Camping conclude chiedendo al governo e alle istituzioni locali «che prima di qualsiasi accordo con Jindal sia organizzato, a Piombino, un grande incontro pubblico, con la presenza del ministro Patuanelli e della sottosegretaria Morani». —

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