Gioco
Cai: «Sentiero di Capo Poro deturpato dalle ruspe»
L’associazione denuncia uno scempio della strada meta di tanti escursionisti «Danni enormi non solo al calpestio ma anche alle piante che vi crescevano»
marina di campo
«È stata utilizzata una ruspa per sventrare il sentiero che porta a capo Poro. Non solo. Ma è stata anche tranciata e distrutta la vegetazione». Lo affermano gli iscritti alla sottosezione del Club Alpino Italiano dell’Elba, che, insieme con il parco nazionale e il reparto carabinieri, si sono attivati per informare dell’accaduto il giudice di competenza. «Attendiamo fiduciosi il responso del tribunale – commentano i soci - per chi si è reso protagonista di un tale scempio ambientale». Il sentiero è una via con fondo naturale tipica delle zone di campagna o di montagna formata dal passaggio di uomini e animali. «Esso – dicono quelli del Cai - è un punto di riferimento per gli escursionisti che se ne servono per spostarsi da una parte all’altra della montagna, attraversando ambienti selvaggi e godendo delle bellezze che la natura offre. Il piano di calpestio o fondo è parte integrante della strada stessa. Attraverso di esso si racconta la storia di una strada, la sua formazione geologica e si determina anche il suo livello di difficoltà. Solitamente la pulizia del fondo avviene manualmente, attraverso la costruzione di piccole canaline per deviare il flusso delle acque o la semplificazione di qualche passaggio troppo complesso». Ma quello che è successo sul sentiero 139 di Campo non ha niente a che vedere con tutto questo. «Un tratto del sentiero in questione – puntualizzano - da sempre molto frequentato per raggiungere la splendida località dove esiste il faro di Capo Poro e inserito in zona riserva B orientata del Parco nazionale, è stato recentemente sbancato con alcuni mezzi meccanici e di movimentazione terra, spianandolo completamente per la quasi totalità della sua lunghezza. Durante i lavori la ruspa ha prodotto alcuni effetti collaterali come lo sfondamento di alcune parti dei muretti a secco preesistenti, lo sfregio di specie vegetazionali pregiate e depositando numerosi residui di potatura ai lati del sentiero. «Fino a pochi mesi fa – dicono quelli del Cai - il sentiero 139 era un piccolo viottolo di circa 90 cm di larghezza nascosto sotto la fitta macchia mediterranea. Erica arborea, lecci, rosmarini e qualche pino consentivano il riparo dal sole e offrivano i profumi tipici che solo chi frequenta i sentieri dell’isola d’Elba può comprendere. Il piano di calpestio o fondo era caratterizzato da alcune tipiche lingue di terra erose dall’azione incessante delle acque, con continui rilanci in salita e discesa, pur rimanendo ad una quota altimetrica stabile. Adesso invece, dopo l’intervento irrispettoso dell’uomo, la sua larghezza è raddoppiata e la macchia mediterranea laterale è stata eradicata, al fine di consentire un nuovo e agevole ingresso ai clienti di un’attività ricettiva locale. La luce del sole penetra sulla sede del sentiero in modo quasi fastidioso e i dislivelli sono stati azzerati come se si trattasse di una normale strada carrozzabile». I soci Cai si domandano se è corretto tranciare e distruggere la vegetazione. «Un sentiero di montagna secondo il nostro punto di vista – concludono - deve essere accessibile a tutti. La montagna è di chi la frequenta e la difficoltà di un itinerario rappresenta anche il suo fascino, la sua bellezza intrinseca, la sua gratificazione quando si arriva alla meta». —
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