Il Tirreno

ambiente minacciato 

Cai: «Sentiero di Capo Poro deturpato dalle ruspe»

luigi cignoni
Cai: «Sentiero di Capo Poro deturpato dalle ruspe»

L’associazione denuncia uno scempio della strada meta di tanti escursionisti «Danni enormi non solo al calpestio ma anche alle piante che vi crescevano»

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marina di campo

«È stata utilizzata una ruspa per sventrare il sentiero che porta a capo Poro. Non solo. Ma è stata anche tranciata e distrutta la vegetazione». Lo affermano gli iscritti alla sottosezione del Club Alpino Italiano dell’Elba, che, insieme con il parco nazionale e il reparto carabinieri, si sono attivati per informare dell’accaduto il giudice di competenza. «Attendiamo fiduciosi il responso del tribunale – commentano i soci - per chi si è reso protagonista di un tale scempio ambientale». Il sentiero è una via con fondo naturale tipica delle zone di campagna o di montagna formata dal passaggio di uomini e animali. «Esso – dicono quelli del Cai - è un punto di riferimento per gli escursionisti che se ne servono per spostarsi da una parte all’altra della montagna, attraversando ambienti selvaggi e godendo delle bellezze che la natura offre. Il piano di calpestio o fondo è parte integrante della strada stessa. Attraverso di esso si racconta la storia di una strada, la sua formazione geologica e si determina anche il suo livello di difficoltà. Solitamente la pulizia del fondo avviene manualmente, attraverso la costruzione di piccole canaline per deviare il flusso delle acque o la semplificazione di qualche passaggio troppo complesso». Ma quello che è successo sul sentiero 139 di Campo non ha niente a che vedere con tutto questo. «Un tratto del sentiero in questione – puntualizzano - da sempre molto frequentato per raggiungere la splendida località dove esiste il faro di Capo Poro e inserito in zona riserva B orientata del Parco nazionale, è stato recentemente sbancato con alcuni mezzi meccanici e di movimentazione terra, spianandolo completamente per la quasi totalità della sua lunghezza. Durante i lavori la ruspa ha prodotto alcuni effetti collaterali come lo sfondamento di alcune parti dei muretti a secco preesistenti, lo sfregio di specie vegetazionali pregiate e depositando numerosi residui di potatura ai lati del sentiero. «Fino a pochi mesi fa – dicono quelli del Cai - il sentiero 139 era un piccolo viottolo di circa 90 cm di larghezza nascosto sotto la fitta macchia mediterranea. Erica arborea, lecci, rosmarini e qualche pino consentivano il riparo dal sole e offrivano i profumi tipici che solo chi frequenta i sentieri dell’isola d’Elba può comprendere. Il piano di calpestio o fondo era caratterizzato da alcune tipiche lingue di terra erose dall’azione incessante delle acque, con continui rilanci in salita e discesa, pur rimanendo ad una quota altimetrica stabile. Adesso invece, dopo l’intervento irrispettoso dell’uomo, la sua larghezza è raddoppiata e la macchia mediterranea laterale è stata eradicata, al fine di consentire un nuovo e agevole ingresso ai clienti di un’attività ricettiva locale. La luce del sole penetra sulla sede del sentiero in modo quasi fastidioso e i dislivelli sono stati azzerati come se si trattasse di una normale strada carrozzabile». I soci Cai si domandano se è corretto tranciare e distruggere la vegetazione. «Un sentiero di montagna secondo il nostro punto di vista – concludono - deve essere accessibile a tutti. La montagna è di chi la frequenta e la difficoltà di un itinerario rappresenta anche il suo fascino, la sua bellezza intrinseca, la sua gratificazione quando si arriva alla meta». —





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