Il Tirreno

san vincenzo 

Erosione, chiuso il cantiere tra Delfino e Mediterraneo

Manolo Morandini
Erosione, chiuso il cantiere tra Delfino e Mediterraneo

L’opera di rifacimento della barriera soffolta alla prova delle prime mareggiate Si tratta del primo lotto del progetto a protezione del litorale a sud del porto

3 MINUTI DI LETTURA





Manolo Morandini / S. VINCENZO

A metà mattina del 23 luglio si chiude il cantiere infinito. Completata la realizzazione della barriera soffolta nella nuova versione, più bassa e più larga, sono stati sistemati anche gli ultimi massi del pennello perpendicolare al litorale, tra gli stabilimenti balneari Delfino e Mediterraneo.

Doveva essere un lavoro di un mese o poco più invece si è trasformato in un calvario. Incertezze sui tempi e sulle modalità di esecuzione. Prima l’intervento via mare con la chiatta. Poi il cambio: ruspe e camion da terra. Fino allo stop imposto dall’emergenza covid-19, che ha solo acuito un ritardo già oltre ogni misura. Insomma, ci sono voluti quasi due anni.

A tirare un sospiro sono in tanti. L’amministrazione comunale, finita sulla graticola per i tanti cantieri sulle spiagge in piena stagione balneare. La ditta Osfe di Rossi Giuseppe Snc, ditta calabra di Ceramile (Cs), che chiude una pagina tutt’altro che semplice. E poi c’è chi ha potuto solo fare da spettatore alla vicenda: cittadini, bagnanti e operatori turistici.

L’ultima volta che Renato Ricco e il geometra di cantiere Franco Antonuccio hanno messo in moto la ruspa sulla spiaggia di San Vincenzo è stato per liberare l’arenile. E per una volta non si sono sentiti gli occhi addosso dei bagnanti. Anzi, gli sguardi sono rimasti rivolti verso il mare liberato da ruspe e draghe senza il fastidioso rumore dei motori.

L’operazione che si è conclusa è uno dei tasselli del primo lotto dei lavori del progetto messo a punto dall’ingegnere Maurizio Verzoni dello studio Prima ingegneria di Livorno, che si propone di rimediare ai problemi nel tratto del litorale a sud del porto turistico. L’intervento è stato appaltato con una base di gara di 876.894,02 euro al netto dell’Iva. La barriera soffolta esistente è stata allargata e rimodellata. In particolare, la rimessa in sagoma dell’attuale scogliera sommersa ha previsto il suo allargamento fino a raggiungere la larghezza di 30 metri alla sommità immersa alla profondità di –1 metro, con il tratto iniziale a nord per circa 30 metri a quota –1,50 metri per favorire un ricircolo dell’acqua. Il tutto accompagnato da un ripascimento con circa 7mila metri cubi di sabbia di cava di granulometria più grande di quella in loco, che dovrebbero garantire una maggiore resistenza all’azione erosiva.

Adesso si tratterà di attendere le prime mareggiate. E vedere se il nomignolo di Tinozza che quel tratto di litorale si è conquistato negli anni potrà essere accantonato. Allargare e rimodellare la diga dovrebbe aver eliminato gli effetti che sono valsi il nomignolo: acqua torbida, sedimenti dell’escavo dei fondali del porto che hanno colonizzato la riva e la spiaggia sommersa, rendendole a tratti impraticabili, ed erosione nella parte centrale della cella.

Il colpo d’occhio è di una spiaggia ritrovata. Ma l’invito di chi la frequenta è a non abbassare la guardia. La Regione e il Comune devono monitorare gli effetti delle opere realizzate perché si tratta di interventi artificiali. E già in passato si è avuto più di una prova che le soluzioni messe in campo hanno finito per aggravare o non risolvere i problemi che con la costruzione del porto turistico e il passare degli anni hanno finito solo per aggravarsi di stagione in stagione. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa