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Nicola, l’ex ragazzino di viale Elba si immergerà nei fondali dell’Alaska

Stefano Bramanti
Nicola, l’ex ragazzino di viale Elba si immergerà nei fondali dell’Alaska

Nurra è cresciuto tenendo fede alla grande passione del mare che studia fin da quando era adolescente Docente universitario, biologo marino giramondo, sommozzatore ed esperto di cambiamenti climatici

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Non c'è tre senza quattro per il portone di viale Elba a Portoferraio, dal quale escono o sono usciti ragazzi in gamba. Hanno varcato la sua soglia Viola Del Bono ingegnere biomedico, Marco Loria chef a Praga e Alessandro Maghelli, infermiere a Padova in prima linea contro il Covid-19. Adesso, la cassaforte-scrigno dei tesori umani di quel maxi condominio, presenta Nicola Nurra, il biologo marino giramondo per missioni scientifiche.

Un tempo abitava al quarto piano insieme alla madre Maria Mibelli, ora pensionata e già segretaria al liceo Foresi della città medicea. Il quasi cinquantenne, dopo essersi diplomato proprio al classico del Grigolo nel 1990, si è laureato in scienze naturali per diventare poi dottore di ricerca in conservazione della biodiversità e biologia evoluzionistica, presso il Dipartimento di Scienze della vita e biologia dei sistemi dell’Università degli studi di Torino, dove è tuttora docente.

Le sue continue ricerche nel blu del mare lo hanno portato anche ad essere pure fotoreporter freelance, autore di reportage fotografici di carattere socio-politico in diversi paesi del mondo, tra cui Cina, Ecuador, Irlanda del Nord, Senegal e altre nazioni. E tanto per affrontare al meglio le sue analisi ambientali è anche sommozzatore di terzo grado, con abilitazione a immersioni a – 42 metri. Intanto, l'instancabile biologo marino portoferraiese, si sta preparando ad una personale spedizione in Alaska, una destinazione che senza dubbio Nicola realizza per osservare dal vivo, sul campo, i fenomeni di global e climate change, oltre il circolo polare artico. E le varie tappe della sua carriera di successo, lo hanno fatto diventare un viaggiatore senza sosta in giro per il pianeta, alla ricerca continua di dati scientifici. Ricostruiamo quindi con lui la sua storia, evidenziando che Nurra è anche autore, quale cittadino del mondo, di diversi articoli riguardanti i suoi studi, che sono stati pubblicati su riviste internazionali. «Mi sono diplomato presso il liceo classico Raffaello Foresi nel lontano 1990. – fa presente Nurra, figlio di quel Riccardo a suo tempo docente al Brignetti e poi impegnato in politica – Dopo il diploma ho avviato un percorso di studi universitari che mi ha portato oggi ad essere professore a contratto di biologia marina presso l'università di Torino». Quindi la sua giornata, prima degli stop governativi agli insegnamenti dal vivo, stante il Covid-19, è fatta di lezioni cattedratiche con decine e decine di studenti, di sessioni di esami, e momenti di aggiornamento continui ed anche di “immersioni” in laboratorio.

«Non solo, – prosegue – da dieci anni sono presidente e fondatore di una cooperativa che si chiama Pelagosphera, la quale si occupa di servizi in ambiente marino, dal monitoraggio ambientale, alla ricerca, alla comunicazione scientifica. Un interessante intervento fu svolto all'isola di Pianosa per il Parco nazionale dell'arcipelago toscano, con l'apertura di punti boa destinati alla subacquea ricreativa, con lo studio e la caratterizzazione dei fondali dal punto di vista biologico. In tale occasione riscoprii ancora una volta la bellezza dei fondali pianosini, soggetti a totale tutela: sono tra i migliori e più colorati del mondo. Negli anni – precisa al Tirreno – sono diventato anche operatore scientifico subacqueo e ho svolto centinaia di immersioni e numerose spedizioni di monitoraggio e ricerca nel Mar Mediterraneo e non solo. Mi sono occupato di molte tematiche zoologiche, ecologiche e ambientali in campo marino, approfondendo lo studio delle praterie di Posidonia oceanica, valutandone il grado di conservazione in distretti costieri liguri ed elbani. Oggi con i colleghi mi occupo soprattutto di monitoraggio della colonna d’acqua privilegiando gli aspetti legati alla distribuzione e al riconoscimento tassonomico dello zooplancton marino, ovvero la componente animale del plancton, per la valutazione di potenziali criticità e impatti di natura antropica». E tra i suoi impegni si sono fatte notare certe tappe come quella nelle acque dell’isola del Giglio interessate dal naufragio della Costa Concordia, per capire lo stato di salute di quelle acque, poi da quasi dieci anni agisce intorno al rigassificatore off-shore al largo delle coste toscane, ma anche campagne di monitoraggio delle coste calabre, quindi valutazioni degli impatti del gasdotto nella parte costiera italiana, realizzati della Trans-Adriatic pipeline.

«Oggi, in collaborazione con altri gruppi di ricerca, – precisa il professore avviandosi alla conclusione – mi occupo di studiare il trasferimento di sostanze organiche e inorganiche inquinanti dai primi livelli della rete trofica, la catena alimentare al pesce e agli invertebrati regolarmente presenti nella nostra alimentazione, in particolare monitorando i quantitativi e i livelli di metalli pesanti e composti organici come i policlorobifenili e gli idrocarburi policiclici aromatici associati alle microplastiche».

Quindi Nicola analizza il mare, per far capire a tutti noi cosa entra nel nostro stomaco ogni volta che mangiamo pesce e simili. Notevole. «Sono tra i candidati – dice infine – prescelti per realizzare un progetto di ricerca in Antartide che con ogni probabilità prenderà avvio nel 2021». —

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