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Recuperata “rete fantasma” sul fondale di Sant’Andrea: ecco i danni che può provocare

Recuperata “rete fantasma” sul fondale di Sant’Andrea: ecco i danni che può provocare

Gli uomini della guardia costiera sono intervenuti con l’aiuto di due diving locali. L’attrezzo da pesca abbandonato aveva una lunghezza di circa 70 metri

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SANT’ANDREA. Personale della Capitaneria di porto di Portoferraio e dell’ufficio locale marittimo di Marciana Marina, ha partecipato, con l’impiego del battello veloce GC131, a una operazione di recupero di una rete sommersa, abbandonata in pessime condizioni sul fondale nello specchio acqueo compreso tra Sant’ Andrea e le Formiche della Zanca.

Alle operazioni di recupero hanno partecipato i subacquei del diving “Il Careno” di Sant’ Andrea e dell’ Elba Diving di Marciana Marina, che nei giorni precedenti avevano individuato e segnalato alla Capitaneria di porto di Portoferraio l’attrezzo da pesca abbandonato, contribuendo a rimuovere dal mare la rete dannosa che si trovava su fondale marino di profondità variabile dai 15 ai 38 metri.

Al termine della bonifica è stata recuperata e quindi sottoposta a sequestro amministrativo da parte dei militari della Guardia costiera la rete della lunghezza di circa 70 metri circa, per un peso di oltre 50 chilogrammi.

«Il fenomeno delle “reti fantasma”, al cui contrasto la guardia costiera è impegnata in prima linea da tempo – spiegano dalla Capitaneria di porto di Portoferraio – ha assunto dimensioni importanti con la crescita della flotta nazionale di pescherecci e l’impiego di attrezzi da pesca realizzati industrialmente e in materiale sintetico. Negli ultimi anni accade infatti sempre più spesso che queste reti, se non utilizzabili, siano abbandonate volontariamente (talvolta accidentalmente), sul fondo del mare. I danni delle reti fantasma sono procurati dall’oggetto fisico “rete”, che una volta sul fondo è da considerarsi al pari di un rifiuto plastico non degradabile ma anche dall’attività di pesca passiva che la rete continua indiscriminatamente ad attuare sui fondali marini e dall’incidenza della rete sul processo di cambiamento dei fenomeni naturali, sia nel punto dove le reti risultano appoggiate che nelle aree circostanti. Di minor frequenza, ma non di minor impatto, l’abbandono di reti pelagiche che, una volta lasciate alla deriva, diventano trappole per tartarughe, uccelli marini e mammiferi acquatici. Inoltre queste reti rappresentano un rischio per la sicurezza dei subacquei».

Proseguirà nei prossimi giorni l’impegno della guardia costiera elbana nell’operazione “Mare sicuro” a tutela del sicurezza della balneazione e dell’ecosistema marino. Nel corso dell’estate i militari presidiano con forze aggiuntive il mare e le coste dell’isola d’Elba, nel periodo di maggior afflusso turistico. —

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