Il Tirreno

IL FUTURO DELLO STABILIMENTO 

Carrai: «Questa fabbrica si può salvare Obiettivo produrre acciaio entro il 2024»

Cristiano Lozito/
Carrai: «Questa fabbrica si può salvare Obiettivo produrre acciaio entro il 2024»

Il neo vicepresidente esecutivo di Jsw Steel Italy presenterà al Governo il Piano industriale entro 10-15 giorni

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Cristiano Lozito/PIOMBINO

Primavera 2021 come obiettivo per il pareggio di bilancio, ripresa della produzione di acciaio entro 3-4 anni, fiducia nella volontà di Sajjan Jindal di fare investimenti per la messa in sicurezza dello stabilimento, e nel sostegno del Governo per puntare alla rinascita delle acciaierie piombinesi.

Marco Carrai, fresco di nomina alla carica di vicepresidente esecutivo di Jsw Steel Italy, ha mostrato idee chiare nel primo (video)confronto con i giornalisti, senza nascondersi dietro a frasi di circostanza: «Lo stabilimento di Piombino non può ridursi a un ruolo di semplice trasformatore – ha sostenuto – ma per avere una prospettiva deve tornare a produrre. Il mio sogno è riuscirci a cavallo tra il 2023 e il 2024».

Insomma, nei suoi progetti c’è un forno elettrico, non rivela i dettagli ma pare scontata l’idea di produrre non solo lunghi ma anche coils vista l’intesa mostrata con quelli che chiama «i vicini di casa», cioè Liberty Magona, antica suggestione che potrebbe trovare concretezza in quella che Carrai definisce «la seconda fase del piano».

Il Piano industriale dunque arriverà sui tavoli del Governo nel giro di 10-15 giorni, e «il primo obiettivo – ha spiegato il manager fiorentino – è la messa in sicurezza dell’azienda: non possiamo continuare a perdere soldi (40 milioni circa in due anni ndr), vogliamo il pareggio di bilancio nel più breve tempo possibile, comunque entro la primavera 2021. Per raggiungere l’obiettivo si può fare in due modi, abbattere i costi attraverso i tagli del personale, oppure nel breve-medio periodo rendere efficienti le linee di produzione e tornare competitivi sul mercato. Lo dico chiaramente: io non sono venuto qui certo per licenziare, non l’ho mai fatto nella mia storia professionale, ma al contrario per dare una prospettiva allo stabilimento e ai lavoratori. Quindi la strada è una sola, fare investimenti sulle linee di produzione».

Per Carrai dunque rendere più efficienti i laminatoi, vecchi e bisognosi di interventi, è l’indispensabile mossa iniziale: «Per questo – afferma – chiedo il sostegno del Governo. Il gruppo è esposto alle conseguenze del dramma Covid anche in India, ha messo tanti soldi nella ex Lucchini, ora serve un partner istituzionale. È comunque evidente che l’azionista dovrà fare investimenti propri, perché dalle crisi si esce solo investendo, e io non sono qui certo per l’eutanasia ma per la cura del malato».

Quindi per il neo vicepresidente esecutivo di Jsw servono subito investimenti sugli impianti, «per raggiungere l’autosufficienza nel percorso produttivo, sia da parte di Jindal, che peraltro anche di recente ha iniettato liquidità in azienda , come da parte del Governo con cui ho parlato anche in questi giorni e che è molto vicino a Piombino».

Ma dove saranno i primi investimenti? «Li faremo su tutte e tre le linee di laminazione – chiarisce Carrai – stiamo facendo i conti, credo serviranno subito almeno una trentina di milioni, più avanti ci sarà anche la tempra delle rotaie ma ritengo inutile fare prima questo investimento rispetto ad altri che ci devono dare al più presto la massima efficienza per stare sul mercato. Certo al di là della tempra bisogna comunque investire anche sul treno rotaie».

Grande fiducia poi in una possibile, futuribile partnership con Liberty Magona: «In un mondo globalizzato – afferma il vicepresidente di Jsw – sarebbe stupido non riuscire a fare sinergie con chi ci vive accanto. Ci sono ottimi rapporti con Sanjjev Gupta, credo si potranno concretizzare nella seconda fase del piano, con lui ci rivedremo il 21 all’inaugurazione del decapaggio di Liberty Magona».

Tante indiscrezioni volevano Carrai come amministratore delegato, la rinuncia alla delega all’ambiente non lo ha reso possibile, anche se in realtà il manager ha avuto in ogni caso pieni poteri da Jindal.

«Non ho voluto quella delega – spiega – perché non si può fare tutto, la materia è complicata e l’unica risorsa irrecuperabile è il tempo: io devo cercare di incidere sulla strategia, che comunque come è ovvio integrerà anche il tema ambientale».

Sui debiti con l’indotto assicura che «il piano non potrà non tenerne conto, prevedendo un meccanismo di rientro. Del resto il rapporto col territorio è un tema che ci interessa: tra i i motivi per cui ho accettato di assumere questo incarico c’è la consapevolezza che, rispetto ad altre realtà, questa città ha un rapporto d’amore con lo stabilimento, naturalmente nel quadro di una buona condizione ambientale. Qui c’è un grande attaccamento alla fabbrica, che dobbiamo e possiamo salvare, per i lavoratori e per i piombinesi».

Carrai quindi cercherà di riannodare i fili di un rapporto con le istituzioni locali negli ultimi mesi quasi inesistente: «Ho già sentito il sindaco Ferrari in questi giorni e prossimamente ci incontreremo. È naturale che con lui servirà un rapporto di straordinaria collaborazione».

Infine Carrai affrontando la domanda sulle possibili difficoltà legate alla sua inesperienza nel settore, rivela che per il momento non ci saranno rivoluzioni nel gruppo dirigente: «Non sono un siderurgico – risponde – e credo che se riusciremo a mettere in sicurezza lo stabilimento serviranno anche nuove figure in squadra. Però qui ho trovato persone di grande esperienza, in primis il presidente Virendar Bubbar, che ha una storia in questo settore, ma penso anche al professor Carlo Mapelli, grande esperto di siderurgia, che fa parte del cda». —



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