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Poste e Distretto sanitario, troppi disagi a Monteverdi

g.p.
Poste e Distretto sanitario, troppi disagi a Monteverdi

Al Cup non accettano contanti ma non c’è il Pos: per pagare si deve andare fuori paese Servizio di ginecologia e vaccinazioni a Venturina. Ufficio postale aperto 3 giorni a settimana

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MONTEVERDI

Siamo entrati già da parecchi giorni nella “terza fase” della prevenzione anti-contagio, ma i servizi primari funzionano a scartamento ridotto come all’inizio della pandemia. Il disagio cresce in paese, mugugni e proteste sono all’ordine del giorno. Non sorprendono alcune reazioni esasperate.

Il fronte caldo è al Distretto sanitario. Servizi ridotti e orari disagevoli creano serie difficoltà all’utenza. Nella quale si avanza un sospetto: con la scusa del coronavirus, torna il progetto – altre volte respinto – di chiudere il Distretto? E’ direttamente chiamata in causa l’amministrazione comunale che nel suo programma aveva fissato la “linea del Piave” proprio sulla strenua difesa dei servizi essenziali.

Ma veniamo a ciò che non va. In testa alla lista orari e pagamenti: a Monteverdi il Cup (prenotazione visite e prelievi) è attivo solo il martedì, dalle 12 alle 13,45 ed è già un orario scomodo per molti. Se hai fatto un prelievo, lo devi pagare prima di ritirare il risultato: ma al Distretto non si accettano contanti. E siccome non c’è né un “totem” né un “pos” l’utente è costretto a recarsi a Venturina, a San Vincenzo, a Cecina dove funzionano le casse automatiche. Lì paga, torna a Monteverdi e finalmente può ritirare le sue analisi. Se invece preferisce fare meno strada, può effettuare il pagamento in una “Lottomatica” di Donoratico, dove costa quattro euro in più.

Esiste una soluzione ed è semplice: basta installare un “pos” nella vicina farmacia comunale. Il difficile è coordinare le esigenze dell’Asl cui fa capo il Distretto, con quelle della cooperativa cui è stato affidato il Cup di Monteverdi e l’amministrazione civica: ieri il sindaco Govi ha contattato la responsabile dell’Asl offrendo piena disponibilità operativa.

Intanto l’utenza lamenta anche altri disagi: per esempio, una volta le vaccinazioni ai bambini si facevano qui, oggi non più, solo su appuntamento a Venturina, stessa situazione per il servizio di ostetricia.

L’altro fronte caldo è all’Ufficio postale (passando per la banca, aperta solo due ore tre volte la settimana). Le Poste, in piazza del Convento, funzionano con l’orario ridotto fissato all’inizio della pandemia, così nei tre giorni di apertura (martedì, giovedì e sabato) si formano code e l’attesa è lunga. Tutto questo si eviterebbe se tornassero i sei giorni di apertura pre-Covid. Ma pare che la soluzione non sia vicina, almeno in termini di chilometri: «Decide tutto Roma – assicura Lorenzo Richichi, segretario Uil-Poste per le province di Livorno e Pisa – e non si capisce il senso di certe politiche sul territorio. Oggi Poste Spa ha recuperato i bilanci, ma fa poche assunzioni e il personale non è sufficiente per tutti gli uffici: così alcuni funzionano a metà orario, altri, anche nelle città, restano chiusi. Se siamo indispensabili, come è stato sbandierato durante la pandemia – conclude il sindacalista – come si spiegano queste chiusure? E in vista ci sono anche quelle estive…». —

g.p.



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