Gioco
«Una preparazione stressante ma alla fine è andato tutto bene»
Per i ragazzi le difficoltà sono state soprattutto di ordine psicologico per il lockdown e per l’incertezza su come si sarebbe svolto l’esame
PIOMBINO
«È stato un esame particolare, soprattutto dal punto di vista psicologico – sostiene Christian De Luca del linguistico – Nessuno di noi si aspettava di doverlo fare in emergenza, dopo due mesi di quarantena e a casa, dove è mancato il contatto con i professori. L’ultimo anno è il più importante, ti ricorderai sempre cosa hai fatto, e quel percorso che ti ha visto entrare a scuola da bimbo per uscirne uomo. Adesso? L’università, lingue, a Pisa. Come si raggiunge il 100? Beh, studiando, con impegno, voglia e convinzione dei propri mezzi. Però non sto sempre sui libri. Esco con gli amici e gioco a calcio, trovando sia il tempo per studiare che per rilassarmi».
«L’esame in sé è solo un colloquio, ma la preparazione è stata stressante – afferma Lorenzo Marrucci, liceo scientifico – Praticamente sino a fine maggio non sapevamo come si sarebbe svolto. Una volta deciso, mi sono messo sotto per affrontarlo al meglio. Normalmente non sono mai nervoso per le prove scolastiche; quel giorno, però, ero parecchio teso. Alla fine, comunque, mi sono quasi divertito. Durante il lockdown, soprattutto all’inizio, mi sono sentito abbandonato a tutti i livelli, nonostante i professori da subito si fossero impegnati per seguirci. Mi sono sentito lasciato a casa in attesa di vedere cosa sarebbe successo. Il mio 100? Non lo so come si ottiene. Non so nemmeno se, a cose normali, sarebbe stato un 100. Diciamo che, fin dalla prima, mi sono impegnato. Sono competitivo e, se posso, voglio raggiungere l’obiettivo. Ora? Università. Farò fisica, provando a entrare alla Normale, per avere una sfida e un riferimento in più».
«Esame strano, soprattutto in partenza – racconta Lisa Balestri, cento e lode in scienze umane – Una volta entrata, comunque, trovare i nostri professori è stato confortante. La ricorderò come una bella esperienza, anche i due mesi di quarantena sono stati duri. Il mio voto finale? Ci si arriva prima di tutto con lo studio, tanta dedizione, senso di responsabilità, voglia di imparare, conoscere e approfondire. E io mi sono impegnata in tutti e 5 gli anni delle superiori. Adesso? Psicologia a Firenze. Qualche altro giorno di riposo, e poi mi preparerò per il test di ingresso».
«È stato complicato perché era una novità e fino a poco prima di sostenerlo, non sapevamo esattamente cosa dover fare – dice Linda Frequenti dell’Iti, indirizzo meccanica – Una volta iniziato, però, è andato tutto bene. Nei mesi a casa mi è mancato vedere gli amici, la normalità, lo stare con i compagni, e aspettare insieme l’esame. Come si fa a prendere 100? Non ho idea, certo, studio abbastanza. Adesso? Niente università. Cerco lavoro. Sempre inerente alla meccanica, magari nelle industrie della zona. Cosa mi ricorderò di quest’anno? L’emozione appena terminato l’esame. La gioia di un percorso che, dopo 5 anni, si era concluso». —
FRA.LE.
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