Sicurezza
«Non è stata una prova facile ci sono mancate tante cose»
«Il contatto, il parlarsi di persona con compagni e professori, tutti elementi che avrebbero potuto danneggiarci, invece siamo riusciti a superarli»
piombino
In tanti li hanno invidiati per un esame considerato più facile. Per i ragazzi dell’ultimo anno delle scuole superiori, però, non è stata una maturità semplice. Per la prova in sé, ma anche per quello che è mancato: i cento giorni, la notte prima degli esami, lo scritto insieme a scuola, le lezioni in classe, gli abbracci con i compagni. «Siamo stati protagonisti di una maturità che resterà nella storia – dice la venturinese cento e lode Agnese Barzagli –. Se me l’aspettavo? La lode no, sono sincera. E comunque abbiamo affrontato una bella prova, più semplice da un lato, più difficile dall’altro. Per arrivare al 100 si deve studiare tanto e farsi vedere sempre interessati. Non solo per prendere un bel voto, ma per se stessi. Ragioneria da questo punto di vista dà tanto, con progetti e ore pratiche. E ora università, economia, a Milano o Roma. Cosa mi è mancato nella quarantena? Il contatto, il parlarsi di persona, il confronto, i cento giorni, e tutto il resto». «Esame più facile? Non direi – parola di Kamal Poggiarelli, piombinese e compagno di classe di Agnese –. Se mi aspettavo il 100? Diciamo che mi sono sempre impegnato e con la perseveranza, il mio punto di forza, ho centrato l’obiettivo. Sono contento e ora me la godo. In questo momento sono al mare, ma non ho intenzione di non far nulla per tutta l’estate. Andrò all’università, a economia, e voglio prepararmi con qualche corso, magari inglese o informatica. Nel lockdown mi è mancato tutto: lo scambio di pensieri con i compagni e i professori, i 100 giorni, la notte prima degli esami». «È stata un’esperienza bellissima – afferma Raffaella Bencini, 100 e lode della classe serale –. Ho 50 anni, da 22 lavoro come oss. Ho iniziato a Campiglia, 16 anni di Rsa tra Phalesia e San Rocco, poi l’ospedale, a Grosseto, isola d’Elba, fino a Villamarina. Tanti mi hanno detto “Ma a 50 anni che te ne fai del diploma?” Ti rimetti in gioco, dico io. E poi è uno stimolo per migliorarsi sempre. In questo lavoro è importante il saper essere per saper fare. I professori e la scuola sono stati bravissimi. Anche a noi grandi, comunque, sono mancate alcune cose nel lockdown. Volevamo fare le stupide e andare a festeggiare i 100 giorni, e poi in gita. Ma prima o poi le faremo». «Ci si riesce con dedizione e impegno, non sono risultati che arrivano così, da soli – risponde Martina Magnoni, 18enne di quarta, passata in quinta con tutti 10 in pagella –. E ci si riesce anche grazie alla collaborazione con i professori. Comunque non me l’aspettavo, e sono davvero felice. Ovviamente non vado matta per tutte le materie. Sono più portata per economia politica e diritto. Il prossimo anno? Beh, cercherò di dare il massimo, non vorrei deludere i prof né me stessa». —
FRA.LE.
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