Il Tirreno

una trattativa aperta da due anni  

Unicoop, è rottura sull’integrativo. Senza un accordo disdetta da ottobre

Manolo Morandini
Piero Canova, direttore generale di Unicoop
◗
Piero Canova, direttore generale di Unicoop

Il direttore generale Canova concede tre mesi ai sindacati. «Costo del lavoro da abbassare e più equità tra i lavoratori»

4 MINUTI DI LETTURA





Tre mesi. È l’orizzonte definito da Unicoop Tirreno per definire un nuovo contratto integrativo aziendale a fronte degli accordi sindacali scaduti il 30 maggio. La società cooperativa, che a sede a Vignale di Riotorto, ha comunicato la disdetta dal 1º ottobre di tutti gli accordi, consuetudini e prassi aziendali.

«La discussione avviata ormai quasi due anni fa con i sindacati è in stallo – dice il direttore generale di Unicoop Tirreno Piero Canova –. Insomma, abbiamo avuto la sensazione che fosse necessario creare una discontinuità». Che prosegue: «Il primo problema è la frammentazione dei tavoli di trattativa che da due sono diventati tre, complicando la possibilità di costruire qualcosa in comune. Non riusciamo a progredire. Da qui la decisione di dare un obiettivo temporale con cui tutte le parti si devono confrontare. Da parte nostra siamo disponibili fin da subito a fissare una serie serrata di incontri nel corso del periodo di preavviso, che è stato stabilito in tre mesi proprio per questo scopo».

La partita coinvolge circa 3.800 dipendenti, il 93% dei quali sono con contratto a tempo indeterminato. Di questi circa la metà non ha accesso a parte dei benefici definiti nell’attuale contratto integrativo, che è stato siglato nel 2006. Ovvero, in un contesto di mercato e una situazione della società cooperativa completamente diversi da quella di oggi. Tanto che dal quartier generale di Vignale di Riotorto sottolineano che si tratta del secondo integrativo più oneroso tra quelli delle grandi cooperative in Italia, con un costo di 10 milioni di euro all’anno e un’incidenza del 10% sul costo totale del lavoro. E a questo affiancano il contratto nazionale, che prevede un’onerosità media superiore tra l’1 e l’1,5% rispetto agli altri contratti nazionali del settore servizi.

«L’obiettivo di un integrativo a cui tutti abbiano accesso è una questione di equità – sottolinea il dg Canova –. Ad oggi, per esempio, abbiamo persone che a parità di mansione e responsabilità e con anzianità simili hanno orari diversi. C’è chi fa 38 ore e chi 36, con tutte le difficoltà di un capo negozio di combinare queste differenze». Da qui l’invito: «Troviamo un comune denominatore per semplificare la gestione dell’azienda, perché è da questa via, rendendo i processi più gestibili, che vogliamo generare i risparmi».

Il punto di caduta della trattativa per il direttore generale Unicoop Tirreno è chiaro. «Si tratta di provare a convergere. L’obiettivo della cooperativa è di ridurre il costo del lavoro attraverso un meccanismo che non neghi la possibilità alle persone di guadagnare. Ma ciò deve avvenire con un equilibrio tra i costi e i risultati aziendali». La parola chiave è variabilità. «Nel 2019 abbiamo raddoppiato gli investimenti in formazione del personale. Le persone devono sentirsi motivate a dare quella prestazione in più che oggi fa la differenza nel rapporto con il cliente. E servono dei meccanismi per poter riconoscere l’impegno».

Intanto, il venir meno dell’accordo quadro che risale a maggio 2017, che rimodulava alcuni elementi del contratto integrativo del 2006, determina per Unicoop Tirreno un costo aggiuntivo di circa 300mila euro per quattro mesi, fino al 30 settembre. E viene definito a chiare lettere un onere non sostenibile oltre quella data. Al punto che, salvo accordi entro il 1º ottobre, la cooperativa applicherà ai propri dipendenti esclusivamente la normativa di legge e la contrattazione nazionale. Ma annuncia anche la possibilità di emanare un regolamento aziendale in sostituzione del contratto integrativo. «Il regolamento non è ancora stato scritto e speriamo di arrivare a una soluzione condivisa con i sindacati, altrimenti non avrebbe alcuna utilità l’aver dato un preavviso di 90 giorni – conclude Canova –. Tenuto conto anche della situazione di crisi potevamo disdettare senza dare un così ampio preavviso». E se dovesse essere scritto il dg Canova assicura che «non verrà cancellato tutto, creeremo un nostro meccanismo in linea con i principi e i valori di Unicoop Tirreno, che fin dalla sua nascita sono orientati alla solidarietà, alla mutualità e alla sensibilità verso il sociale. Insomma, faremo in modo che abbia il minimo impatto economico nei confronti delle persone». —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web