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Area marina protetta all’Elba «È arrivato il momento»

Area marina protetta all’Elba «È arrivato il momento»

Per Legambiente la conferma della presenza della foca monaca è un segnale «Aspettiamo l’istituzione dal 1982, poniamo fine a uno scandalo internazionale»

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PORTOFERRAIO

La presenza della foca monaca sull’isola di Capraia è un motivo in più per istituire l’area marina protetta che l’arcipelago toscano attende da oltre trent’anni. Legambiente Arcipelago toscano intende dare un’accelerata significativa, dopo che la raccolta delle firme sul portale Change.org, lanciata dal Cigno verde, con le guide ambientali e turistiche, Diversamente Marinai e Ced, ha superato le 5.500 unità.

«L’autorevole conferma da parte dell’Ispra che la foca monaca ha fatto ritorno a Capraia e nell’Arcipelago toscano – dove era stata sterminata negli anni ’50 e ’60, ma dove alcuni esemplari avevano resistito fino agli anni ’70 e forse ’90 – è un’ottima notizia per il Santuario internazionale di Mammiferi Marini Pelagos, per il Parco nazionale e per Capraia, che quest’anno ha per la prima volta ottenuto le 5 Vele di Legambiente e Touring Club proprio grazie all’istituzione dell’area marina protetta che, dal lontanissimo 1982, aspetta di essere istituita anche nelle altre isole dell’Arcipelago», spiegano dal Cigno Verde.

«Il ritorno della foca monaca a Capraia – dice Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente – dimostra che l’istituzione di un’area marina protetta gestita con la collaborazione della popolazione e degli operatori turistici ed economici come a Capraia, riesca in pochi anni a far rinascere la vita marina, fino ad attirare un predatore al vertice e il più raro mammifero marino del Mediterraneo. Ma la foca parla anche al Ministro dell’Ambiente e ai riottosi sindaci dell’Arcipelago e dice loro che è l’ora di porre fine al vero e proprio scandalo internazionale di un’Area marina protetta che aspetta di essere istituita "solo" da 38 anni».

La foca monaca, del resto, non è l’unico visitatore del mare delle isole dell’Arcipelago toscano: in questi giorni all’Isola d’Elba si moltiplicano gli avvistamenti delle grandi balenottere comuni e i volontari di Legambiente che all’alba pattugliano le spiagge hanno già trovato segni di tentativi di nidificazione delle tartarughe marine Caretta caretta – che hanno nidificato a Marina di Campo nel 2017 e a Straccoligno nel 2018 - delfini vengono segnalati un po’ ovunque nelle isole, da Giannutri a Gorgona.

«La meravigliosa foca monaca di Capraia ci dice che il nostro è un mare ancora in salute, ma in difficoltà – conclude Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana – che va difeso dai bracconieri, dagli inquinatori e da chi vuole continuare a sfruttarne le risorse senza criterio. Ci dice che il mare dell’Arcipelago toscano va difeso per salvaguardare e valorizzare la piccola pesca costiera e un turismo attento all’ambiente, resiliente, che è il turismo del futuro e senza il quale le isole rischiano di non avere futuro. L’area marina protetta, come dimostrato proprio da Capraia che fu la roccaforte degli antiparco, trasforma i vincoli in tutela attiva e occasioni di nuova economia, consegna la gestione del mare a chi ci vive e lavora, per questo è arrivato il momento di istituire finalmente l’area marina protetta dell’Arcipelago toscano, di sanare un lunghissimo scandalo politico e amministrativo che non fa onore a chi amministra le nostre Isole e all’Italia». Per questo Legambiente chiede di firmare la petizione su Change.org». —

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