Toscana
«Sui treni e sugli autobus non usano la mascherina»
la lettera
Da quando ho potuto ricominciare a spostarmi ho utilizzato treni e autobus. In entrambi i casi sto notando un uso sempre più discontinuo della mascherina, molto spesso usata solo per coprire la bocca, se non del tutto abbassata sul mento, tanto che ho dovuto io ricordarne l’uso obbligatorio a diversi miei vicini. Sui treni, ancor oggi poco frequentati, almeno in Toscana, il problema è relativo per la vastità delle carrozze, ma sulle autolinee sta assumendo caratteristiche preoccupanti. Si tratta di ambienti ristretti e chiusi (non si possono più abbassare i finestrini) ma molti vi assumono ormai gli stessi atteggiamenti disinvolti che si stanno assumendo per strada e in molti locali senza rendersi conto del maggiore pericolo di infezione che si corre in un ambiente così ristretto. Mentre per frequentare una palestra o una piscina sono imposte regole ferree, che hanno tagliato le gambe anche a tutta l’industria dello spettacolo, su questi mezzi non viene fatto alcun controllo neanche sul numero teoricamente contingentato dei passeggeri (né mi sembra che siano previste multe), sottovalutando fra l’altro anche il rischio per i conducenti, con o senza mascherina. Anche alla luce dell’insorgenza di nuovi focolai, occorrerebbe ripristinare i controllori e mettere maggiormente in evidenza gli obblighi e i pericoli che si corrono, altrimenti mesi di quarantena e immensi sacrifici non sono serviti a niente. —
Fiorenza Gemini
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