Sicurezza
“Non posso respirare”, sabato flash mob in piazza Bovio
Interverranno don Biancalani della comunità di Vicofaro, il sindacato di polizia Silp Cgil e la comunità senegalese
PIOMBINO
«Non posso respirare»: le ultime, strazianti parole di George Floyd sono divenute il punto di partenza di innumerevoli manifestazioni contro i razzismo in molte parti del pianeta. La Rete solidale e antirazzista di Piombino parte da qui per allargare il ragionamento ad altre situazioni che tolgono il respiro. Lo fa con un flashmob previsto per sabato prossimo dalle 18 alle 20 in piazza Bovio per sottolineare che la vicenda americana ricorda quelle di Riccardo Magherini, Stefano Cucchi. E ricorda la fine di migliaia di migranti annegati nel Mediterraneo. La Rete invita forze sociali, sindacali, politiche, culturali e associative a partecipare, nel pieno rispetto delle misure antivirus. Interverrà don Massimo Biancalani, della Comunità di accoglienza di Vicofaro, nella provincia di Pistoia, protagonista di una esperienza appassionata e concreta di militanza a favore degli immigrati. Con lui, Pape Diaw, cittadino italiano, rappresentante della Comunità senegalese toscana, e Luca Filippi, rappresentante del sindacato di polizia Silp Cgil Toscana. «Così come condanniamo il razzismo sempre risorgente negli Usa, chiediamo con forza - si legge in una nota della Rete - che siano eliminate in Europa le leggi razziste come i cosiddetti decreti “sicurezza” e gli accordi con la Libia». Nell’agenda delle richieste c’è la regolarizzazione «da estendere a tutti i migranti irregolari, in modo da combattere il lavoro nero e la pandemia alimentata da tutte le marginalità». La Rete torna a sollecitare l’amministrazione comunale affinché proceda all'iscrizione anagrafica dei migranti presenti sul territorio e censisca quanti sono stati espulsi dal sistema di protezione in modo da riprendere il cammino avviato con la consulta degli immigrati per favorire la loro attiva partecipazione democratica alla vita delle comunità. «Il mondo - chiude la Rete - non si divide fra lavoratori bianchi o neri ma tra sfruttati sempre più poveri e sfruttatori sempre più ricchi. Il Mediterraneo può diventare una culla di civiltà nuova e solidale, anziché una sterminata tomba per i poveri senza nome, come ricordammo nell'agosto scorso, con "Lampedusa chiama Piombino"». —
V.P.
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