Sicurezza
Bunna torna a esibirsi con una serata di dj-set
Il musicista in una veste insolita ma ancora al Lago Verde «Qui si respira una tranquillità difficile da trovare altrove»
Torna il sabato al Lago Verde e torna anche un ospite d’eccezione. Un artista e un amico per il locale immerso nel parco di Rimigliano (ingresso 4).
Nell’oasi di pace e di musica gestita ormai da dodici anni dalla coppia formata da Francesco Bagni e Roberto Barzagli, farà così ritorno, sabato 27 giugno, Vitale “Bunna” Bonino degli Africa Unite. Nell’estate particolare post covid, caratterizzata dall’assenza di concerti e live, ma dalla novità assoluta del Record Shop (due banchi di vinili alla giamaicana con la possibilità del pre-ascolto in stile english), inaugurato la scorsa settimana, il Lago Verde offre questa sera dalle ore 18 in poi l’esibizione di Bunna in dj set.
Un ruolo diverso dal solito per il musicista abituato a scaldare il pubblico con spettacoli dal vivo. «È sempre un piacere tornare al Lago Verde – le parole di Bunna – Un posto unico tanto che quando parlo con gli amici lo decanto sempre. Si respira una tranquillità e un’accoglienza bellissime che difficilmente si trovano in giro. Sono poi curioso per la situazione e una modalità strana rispetto al solito. Mi pare di capire, comunque, che bene o male, il feedback della gente ci sia. Che anche la realtà in linea con le nuove direttive sulla sicurezza sia apprezzata. Sono sicuro che ci divertiremo lo stesso. Quanto al mio ruolo, stavolta farò dj set. Vero è che ci sarà pure il percussionista degli Africa Unite, Papa Nico, lì in zona da una settimana in vacanza. Magari faremo qualcosa insieme. Io alle basi e lui a suonare. Vediamo, dipenderà dalla situazione. Mi diverte molto selezionare musica. È una cosa poco impegnativa e molto divertente. E poi è sempre diversa, sulla base di come reagisce la gente».
Un ritorno, quello di Bunna a San Vincenzo, che arricchisce la prima parte della stagione del Lago Verde, alla riapertura dopo la pandemia.
«Il covid è stata un’esperienza assolutamente surreale – afferma il leader degli Africa Unite –. Mai avrei pensavo di vivere una cosa del genere nella mia vita. È successo. Non potendo suonare e fare live, abbiamo però lavorato a un disco. Un progetto importante che dovrebbe celebrare i 40 anni degli Africa Unite. Tanta roba. Siamo a buon punto. Dobbiamo ancora registrare le voci, la scrittura però è fatta. È un lavoro che ci rappresenta. Per quello che siamo stati e per quello che siamo. Certo, vedere del bene in questo virus mi viene difficile – prosegue Bunna –. Ha creato un precedente pazzesco, innescando un meccanismo di paura e di limitazione della libertà che un po’ spaventa. Non voglio fare il complottista, però viene da pensare come si sia sperimentato un modo, a livello globale, per bloccare le persone a una clausura forzata. Detto questo, un risvolto positivo è senza dubbio l’esserci dedicati a quello che potevamo fare. La creatività è una delle possibilità. Purtroppo la musica è stata poco considerata dal governo. È un dato di fatto. Tutta una serie di lavoratori dello spettacolo, anche chi non compare sul palco, ma risulta indispensabile, si sono ritrovati forzatamente fermi e non c’è stata una particolare tutela. Come se la musica non fosse considerata un lavoro. Peccato. Sono convinto che l’arte, la musica, siano una cosa importante, e l’hanno dimostrato durante il lockdown, quando hanno aiutato a far trascorrere le giornate».
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