Il Tirreno

il retroscena 

«Ora si chiede l’emergenza dopo anni di immobilismo»

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piombino

C’è più di una richiesta sul tavolo del capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli affinché dichiari lo stato di emergenza di rilievo nazionale. Una è del capo di gabinetto del Ministero dell’Ambiente in cui il ministro, il generale Sergio Costa, chiede la proclamazione dell’emergenza nazionale per le ecoballe disperse nel golfo di Follonica. La stessa cosa ha fatto il capo di gabinetto del governatore della Regione Toscana Enrico Rossi. Ce n’è un’altra sottoscritta dal direttore generale dell’Ispra Alessandro Bratti, che definisce il recupero indifferibile. E lo stesso ho fatto in veste di commissario straordinario il contrammiraglio Aurelio Caligiore. A cinque anni dalla dispersione del carico si tratta di mettere in pista una soluzione in linea con l’emergenza che si è venuta a creare per il trascorrere del tempo con le ecoballe adagiate su in fondale a circa –50 metri e sottoposte all’azione erosiva e delle correnti marine.

Perché invocare lo stato di emergenza nazionale per una questione che per 5 anni è stata tenuta sottotraccia e non ha mai formalmente rappresentato un’urgenza? A chiederlo è Greenpeace. E l’associazione cita uno scambio di mail tra Borrelli e il senatore Gregorio De Falco, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione parlamentare con carattere d’urgenza. Borrelli così scrive al senatore che lo sollecita a prendere posizione e intervenire nella questione: “La difficoltà che abbiamo come dipartimento è ritrovare nel caso in questione i presupposti per la dichiarazione dello stato di emergenza, non essendo necessari provvedimenti per l’assistenza alla popolazione e per il ripristino dei servizi essenziali, che legittimano l’intervento emergenziale”.

Eppure l’ultimo rapporto del V Nucleo Sub di Genova della Guardia costiera che ha condotto le ricerche in mare delle ecoballe non lascia molti margini, evidenzia una situazione di emergenza per l’ecosistema marino. Il 15 e 16 febbraio 2020, su richiesta del commissario Caligiore, il V Nucleo procede infatti ad una nuova ricerca delle balle, i cui risultati sono decisamente allarmanti. “Fra i vari target di interesse investigati, una ecoballa presentava una rete da pesca impigliata al contorno e la rete presentava poche concrezioni, indice del fatto che temporalmente poteva essere stata incocciata e lasciata durante il periodo invernale. Altre ecoballe di Css risultavano essere completamente ricoperte da concrezioni di tipo algale e spugne. Altre presentavano parziali segni di cedimento dei sistemi di ritenuta (reggette in nylon) con evidenti movimenti alla corrente di alcuni fogli di plastica ritenuti. Anche le immagini acquisite dagli ecoscandagli delle Unità CP 2108 e CP 701 mostrano profili di alcune ecoballe che appaiono basse e frastagliate, diversi dagli altri target di forma ben definita e che alzavano un picco compreso tra 1 e 2 metri. E tale evidenza, fa pensare all’ipotesi peggiore che si possa verificare, cioè un iniziale sfaldamento delle balle”. —

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