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Ecoballe, il giallo della fideiussione: esposto di Greenpeace contro il presidente Rossi
Piombino, le indagini dell’organizzazione ambientalista puntano contro la Regione Toscana: «Aveva 3 milioni di euro per il recupero che invece ha svincolato e restituito»
PIOMBINO. «Quando il principio “Chi inquina paga” non viene applicato, è necessario individuare i responsabili che devono pagare di tasca propria i danni che hanno inflitto all’ambiente e a tutti noi». Lo sottolinea il direttore delle campagne di Greenpeace Alessandro Giannì in merito alle ecoballe di combustibile solido secondario (Css) disperse il 23 luglio 2015 nelle acque del golfo di Follonica, a due passi dall’isolotto di Cerboli, dal cargo Ivy e dirette al porto di Varna in Bulgaria. L’associazione dopo aver indagato le inazioni e gli errori che hanno portato a nessun colpevole, a nessuna sanzione economica e a nessun intervento di recupero e bonifica, ha deciso di procedere con un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti della Regione Toscana. Motivo? La fideiussione che aveva in mano la Regione di quasi 3 milioni di euro che a detta dell’associazione avrebbe consentito di procedere al recupero delle ecoballe e che invece ha svincolato e restituito.
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Nella vicenda che qualcosa non abbia funzionato è incontestabile. Altrimenti come spiegare quelle migliaia di chili di plastiche lasciate da cinque anni sul fondale marino? A far luce sull’accaduto potrebbe essere la Procura della repubblica di Livorno che ha recentemente aperto un fascicolo d’inchiesta sulla dispersione del carico e la gestione che ne è seguita. Greenpeace, sulla scorta del lavoro della propria unità investigativa, ha scelto di puntare il dito su un passaggio. Quello della fideiussione. La spedizione transfrontaliera di rifiuti, in questo caso dall’Italia alla Bulgaria, è vigilata dalle autorità territoriali e necessita di garanzie in denaro, ovvero fideiussioni, a copertura di eventuali danni, compresi quelli ambientali. Nel caso della IVY, l’autorità competente di spedizione è la Provincia di Grosseto e quella di destinazione è il Waste Management Directorate, Ministry of Environment and Water della Bulgaria. Le ecoballe provengono dall’impianto Futura Spa di Grosseto e sono destinate a due diversi impianti esteri: la Ecorec Bulgaria Eood per un trattamento intermedio e la Holcin Bulgaria Ad per l’incenerimento finale. La spedizione transfrontaliera è affidata alla Eco Valsabbia Srl, mentre della transazione commerciale tra l’impianto produttore dello scarto e le sedi bulgare di recupero se ne occupa la Ecoexport Srl. Ai vertici di entrambe le società c’è Sergio Gozza, broker bresciano, classe 1953, che dai primi anni Novanta contratta l’export di rifiuti in Europa e Nord Africa.
Il carico della IVY è la prima tranche di 10mila tonnellate autorizzate ad essere spedite agli inceneritori bulgari. Per quanto riguarda le garanzie economiche, l’1 luglio 2015 la Atradius Credit Insurance rilascia fideiussione alla Ecoexport Srl che commercializza il rifiuto e agisce per conto di Eco Valsabbia Srl. La polizza fideiussoria è a favore del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e viene conferita alla Provincia di Grosseto, in veste di autorità competente di spedizione. L’importo è di 2. 807. 717, 93 euro e copre il trasporto dei rifiuti a partire dal prelevamento nell’impianto delle Strillaie a Grosseto fino al compimento delle operazioni di smaltimento finale nell’impianto di Holcim in Bulgaria.
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Inquadrato il meccanismo si tratta di mettere in fila le date. E Greenpeace lo fa attraverso la sua unità investigativa consultando la documentazione raccolta nel fascicolo d’inchiesta aperta nel 2015 dalla Procura della Repubblica di Grosseto e definitivamente archiviata a novembre dello scorso anno.
Dell’incidente occorso alla IVY nessuna autorità marittima sa niente fino al 31 luglio, quando una ecoballa finisce accidentalmente nelle reti di un peschereccio nel golfo di Follonica. L’etichettatura indica Futura Spa come impianto di produzione. La Guardia costiera di Piombino contatta l’azienda, che però rimanda ogni responsabilità a Eco Valsabbia Srl. Con l’arrivo del cargo in Bulgaria, il 2 agosto, la dispersione del carico in mare ordinata dieci giorni prima dal comandante della IVY e mai notificata, esce allo scoperto. Le operazioni di scarico della nave evidenziano che su 1.888 balle stivate in partenza ne vengono sbarcate solo 1.832. Ma dalla sponda bulgara la comunicazione ufficiale alla Provincia di Grosseto arriva il 3 settembre. E subito viene segnalato il fatto alla Procura della Repubblica.
Nel mezzo ci stanno le attività di ricerca in mare del carico disperso già a dicembre del 2015 disposte dalla Direzione marittima della Capitaneria di porto di Livorno e la mancata attivazione delle procedure di emergenza per il recupero. Ma Greenpeace punta il dito sulla fideiussione che «può essere svincolata dall’autorità di spedizione esclusivamente a seguito del ricevimento dei certificati di avvenuto corretto recupero dei rifiuti». Eppure, nonostante parte di questi rifiuti sia sui fondali del Santuario dei cetacei, Eco Valsabbia ottiene lo svincolo della fideiussione. A sottoscrivere la restituzione è Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. Nel frattempo infatti, a seguito del trasferimento di alcune funzioni ex provinciali, la Regione ha preso il posto della Provincia di Grosseto in veste di autorità competente di spedizione.
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