Sicurezza
Da autista ad angelo custode il suo bus è cardioprotetto
Massimiliano Barsottini installa il defibrillatore e diventa operatore Bls-D «Trasporto in media 7mila persone all’anno e potrebbe essere utilissimo»
SAN VINCENZO
Cinque minuti. Non uno di più. È questo il tempo che fa la differenza tra la vita e la morte per chi è colpito da arresto cardiaco. In attesa dei soccorsi avanzati è determinante poter intervenire con un defibrillatore semiautomatico esterno. C’ha pensato un po’su il sanvincenzino Massimiliano Barsottini. E ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Da alcuni giorni il suo mezzo di lavoro è cardioprotetto. Sulla fiancata del suo autobus, quello delle Autoservizi Barsottini, c’è tanto di adesivo a segnalarlo.
«Mi sono informato dopo aver visto quello stemma sui bus che fanno lunghe percorrenze – dice Barsottini –. L’incidenza dell’infarto improvviso in Italia è molto alta. Dati medici dicono che la tempestività dell’intervento di un soccorritore è basilare. Trascorsi cinque minuti dall’arresto cardiaco si possono avere danni celebrali gravi. Invece, se il paziente è soccorso e defibrillato ha il 75% di possibilità di salvarsi, ed è una percentuale che in medicina è molto in rapporto alla gravità della patologia. E scende al 10% se è soccorso entro i primi dieci minuti, al pari dell’aumento del rischio di avere danni celebrali gravi».
Da qui la scelta di investire sulle dotazioni a bordo del bus e su se stesso. «Non solo ho dotato l’autobus del defibrillatore ma ho frequentato il corso di Rianimazione cardiopolmonare di base e defibrillazione precoce, ottenendo l’attestato di Operatore BLS-D – afferma –. Viaggiando in autostrada mi veniva da pensare che se un mio passeggero o un altro utente della strada fosse colto da infarto, dato che un mezzo di soccorso impiegherebbe molto tempo per raggiungere il paziente, avere a bordo un defibrillatore potrebbe essere utilissimo. Anzi, forse sarebbe l’unico presidio per salvargli la vita».
Ci sono i numeri a dare ragione a Barsottini. «Sul mio autobus salgono circa 7.000 passeggeri ogni anno – dice – e la possibilità che una persona sia colpita da arresto cardiaco non è da escludere. È capitato sul bus di alcuni colleghi. In genere trasporto bambini, ma anche molti anziani». Che aggiunge: «Aver dotato il mio autobus di un defibrillatore semiautomatico significa non solo cardioproteggere le persone che trasporto, ma essere un punto di riferimento anche per quelle città o paesi nei quali mi trovo a parcheggiare per ore nell’attesa di ripartire con i miei clienti. Il logo sulla fiancata del bus evidenzia che a bordo c’è un defibrillatore». E conclude: «L’idea che la mia iniziativa possa essere utile a salvare una vita, o anche solo a sensibilizzare le persone alla necessità di dotare gli spazi pubblici dei nostri paesi, gli uffici, le scuole e i luoghi di lavoro in genere di defibrillatori mi ripaga della spesa e dell’impegno sostenuti». — M.M.
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