Il Tirreno

il racconto 

Prima la paura, poi la vittoria sul Covid Sandro Olzi con Carola fuori dall’incubo

Cecilia Cecchi
Prima la paura, poi la vittoria sul Covid Sandro Olzi con Carola fuori dall’incubo

La debolezza, i problemi di respirazione, il ricovero in terapia intensiva a Livorno. «Grazie ai medici che mi hanno salvato»

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Cecilia Cecchi / PIOMBINO

«Ora, dopo il Covid-19? Vorrei subito ringraziare i medici che mi hanno aiutato e salvato, la mia famiglia. Sto bene: qualche strascico sulla parte destra del corpo, i movimenti del braccio e della gamba sono ancora rallentati. Quando lo dico mio figlio mi riprende subito “...babbo stai zitto sei vivo! ” » .

«In realtà con un po’di fisioterapia nuovi miglioramenti non tarderanno...».

Eccoli insieme in una delle postazioni del negozio di Ottica in corso Italia, in ordine di racconto prima Sandro poi Carola Olzi, con le mascherine ma si vede bene dagli occhi che sorridono. Da sempre imprenditori, coppia unita a casa e nel lavoro che stavolta, sostenuta dall’aiuto dei figli, ha combattuto e vinto la battaglia contro il coronavirus, che a Sandro poteva costare la vita.

Entrati ed usciti insieme anche da quest’ultimo incubo. Tante le storie di chi ce l’ha fatta, ogni volta con qualcosa di speciale, che fa la differenza. Lockdown dell’emergenza sanitaria a tratti lontano, anche se gli aggiornamenti di ogni giorno raccontano di un virus che pare dietro l’angolo.

Sandro Olzi da Piombino tra i primi ricoverati in terapia intensiva a Livorno. Una delle prime case, la sua, dove si sono viste ferme più volte ambulanze con operatori quasi vestiti come astronauti davanti al cancello del giardino aperto; qui il Covid-19 ha tenuto a lungo in ostaggio tutta la famiglia.

«Già in febbraio non mi sentivo bene – ricorda Sandro – Uno stato di generale debolezza, sbalzi di pressione, magari anche un po’di depressione. Così ho cominciato a fare accertamenti per controllare un po’ tutto, anche “problemi” che vengono da lontano, ma ogni cosa sembrava a posto. Per tutto il mese di febbraio, venivo in negozio senza stare al pubblico, sentendomi sempre stanco».

«E si arriva a marzo – dice Carola – e andiamo all’inaugurazione dell’ambulanza della Misericordia in piazza Manzoni insieme a tanta, tanta gente. Solo dopo giorni avremmo saputo che c’era anche una persona positiva al Covid... ma chi va a pensare...».

Sale il numero dei contagi e dei morti. Pandemia, ospedali al collasso. Ben presto l’Italia verrà chiusa.

Passano i giorni, Sandro non migliora anzi: oltre la debolezza, crescenti problemi respiratori, febbre.

Da qui, tra l’altro vale soprattutto la memoria della moglie: «Un problema convincerlo a mangiare – spiega Carola –, spesso viene apposta mia nuora Silvia. Ormai l’11 marzo, quando un nostro amico medico passa a trovarci e consiglia una radiografia del torace e dei polmoni all’ospedale. Alle 20 arriva l’ambulanza, che lo riporterà a casa alle 23. La risposta al tampone, risultato positivo, il giorno dopo».

Carola, insieme ai familiari, catapultati nella dimensione parallela di chi condivide gli spazi vitali con un malato di Covid-19. Sandro non ne vuole più sapere di niente (e non ricorda più).

«La febbre sale vertiginosamente – prosegue Carola – 38, 5– 39, la tachipirina non sortisce alcun effetto. In 10 giorni ormai ha perso 10 chili. Mia figlia Federica e mio genero sono già in quarantena, Federica è positiva al tampone e starà bloccata a casa per un mese. Diego, mio figlio medico, viene a fare controlli facendo massima attenzione: con tutti i dispositivi necessari. Una notte infernale, ancora i sanitari consiglierebbero la cura a casa.

Però la situazione precipita e il ricovero diventa necessario: è il 13 marzo.

«Grazie al dottor Sandro Barbieri referente di Asl Toscana nord oves t– sottolinea Carola Nolli Olzi – che è stato eccezionale, sempre attento e gentile, allora ed anche dopo. Sono le 13,30 quando mio marito o viene finalmente portato a Livorno, subito in terapia intensiva, mai intubato, ma con ossigeno e sempre in stato confusionale».

Ossigeno, flebo: nessun contatto, neppure telefonico.

«Grazie – riprende Sandro Olzi – ai sanitari della terapia intensiva e davvero grazie a Spartaco Sani primario delle malattie infettive dell’ospedale di Livorno che mi ha trovato subito la cura, i farmaci e le dosi adeguate».

Situazione ancora difficile, complessa, ma in 4 giorni Olzi non ha più febbre.

«A quel punto – interviene Carola – volevano rimandarlo a casa, ma non era ancora autosufficiente. Qui a Piombino noi tutti in quarantena, senza potersi vedere, neppure con le nipoti...».

Lasciata la terapia intensiva Sandro va una settimana in isolamento, in una casa protetta a San Rossore.

«Praticamente – aggiunge Olzi – per riprendermi ma da solo. Senza medicinali né conforto: almeno potevo fare delle chiamate telefoniche e comincio a ricordare anche le passeggiate in giardino. Non avevano cure medicinali. Certo un ambiente bello, camera singola col bagno, ma l’unico contatto previsto con le persone alla consegna dei pasti a pranzo e cena... con la cena arrivava anche la colazione della mattina dopo».

Sbalzi di pressione, la necessità di ricostituenti, così non poteva durare. In massima sicurezza e in accordo con Asl Sandro Olzi torna a casa.

«Però deve ancora stare da solo, io mi sposto nella palazzina confinante – dice ancora Carola – potevamo vederci e parlare attraverso i vetri della veranda, qui in pratica finisco per passare la mia giornata per controllare mentre passeggia, seguendone la ripresa piano piano. Parlando con lui, col passare dei giorni, è chiaro che non ricorda niente di quando stava male, né dell’ospedale... ècosì debole, fatica a camminare...mio figlio e mia nuora fuori dalla quarantena ci fanno trovare sotto il porticato spesa e medicine, tante vitamine in accordo con i dottori. Quando però Sandro comincia a riprendersi vorrebbe subito chiamare i fratelli, due di loro si sono ammalati. Necessario pur con tutte le precauzioni informarlo di quanto accaduto. Il fratello che viveva a Cremona, 66 anni curato a casa e in extremis ricoverato all’ospedale di Casalmaggiore non ce l’ha fatta, mentre la sorella, dopo due mesi di terapia intensiva intubata, sta bene, attraverso il vetro glielo abbiamo dovuto dire...». Passa Pasqua. Doppio tampone negativo. «Prima uscita con la bici elettrica per andare in centro, in farmacia – sottolinea Sandro –, in via Petrarca vengo investito dalle schegge di un pezzo di cornicione che mi sfiora cadendo... Che spavento! Mi chiamano il babbo dei miracoli». «Dopo 47 anni, incapace di non venire a lavoro – conclude Carola –. . . ed eccoci qua». Insieme si può tutto. –

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