Il Tirreno

la battaglia contro l’erosione 

«Per salvare le spiagge servono interventi in mare»

Francesca Lenzi/
«Per salvare le spiagge servono interventi in mare»

Roberto Bedini, direttore dell’istituto di biologia marina, critico sui ripascimenti «Capisco l’urgenza di portare sabbia, ma bisogna pensare a un piano a lungo termine»

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Francesca Lenzi/PIOMBINO

La stagione estiva sulla costa piombinese, già condizionata e ritardata dal coronavirus, ha subìto un’altra battuta d’arresto, o perlomeno di rallentamento, con la mareggiata dello scorso 4 giugno.

Sul litorale la potenza del mare, sotto l’azione del fortissimo vento di scirocco, ha mangiato oltre venti metri di profondità alla spiaggia, creando sulla battigia uno scalino alto circa un metro. Al di là della soluzione immediata, con la riprofilatura dell’arenile grazie ai mezzi meccanici già presenti in questi giorni in costa est per la sistemazione della spiaggia, resta il disagio per balneari e bagnanti. E il timore di una situazione che potrebbe ripetersi.

«È proprio questo il punto – afferma Roberto Bedini, direttore dell’istituto di biologia ed ecologia marina – È dal 1988 che l’istituto studia la situazione del golfo di Follonica soprattutto in relazione alle praterie di posidonia. Praterie che c’entrano e molto con l’erosione. Abbiamo analizzato le praterie di Follonica, Rosignano, parte dell’isola d’Elba, Livorno. E sappiamo che c’è un legame diretto fra l’arretramento della prateria e la mareggiata che mangia la spiaggia. Basta guardare le foto dall’alto. Per contrastare l’erosione non si fanno perciò interventi a terra, ma in mare. Cos’è che difende il litorale? Smorzare la forza d’urto delle onde».

Come intervento a terra si caratterizza, invece, la riprofilatura in costa est, inserita nell’investimento di 14 milioni da parte della Regione, a seguito della mareggiata dell’ottobre 2018. Un milione e 352mila euro il costo dell’operazione solo per la costa piombinese per un totale di oltre 70mila metri cubi di sabbia recuperata dal mare, lungo 7 chilometri di litorale. Un intervento comunque utile secondo il vicepresidente Fiba Confesercenti e titolare del bagno La Capannina, Fabrizio Lotti, che dichiarò al Tirreno il 5 giugno: «Senza quei lavori i danni sarebbero stati di gran lunga peggiori».

«È vero – replica Bedini – Ma è sbagliato il concetto. Anni fa, ai tempi del sindaco Luciano Guerrieri, facemmo un’indagine fotografando tutta la situazione del golfo. Basta guardare le immagini: dove ci sono le pianacce, le beach rock, la spiaggia ha tenuto. E nella mareggiata del 4 giugno in costa est ha tenuto meglio l’Orizzonte. E l’ha fatto perché davanti ha delle beach rock immense. Cambiando spiaggia, la storia è la stessa. Penso a Baratti e ai sacconi che non hanno funzionato per nulla. Sono stati sfondati, distrutti e poi rattoppati buttando altri soldi. Ma come è possibile andare avanti con la non competenza? Non voglio fare l’apologia dell’istituto di biologia marina, però dispiace vedere che una struttura come la nostra, che studia queste cose da anni, e lo fa con il Cnr e le università, non è mai stata interpellata. Ho chiesto comunque un incontro in Regione per portare questi studi – prosegue Bedini – L’idea di tutti quelli che ne capiscono qualcosa è diminuire la forza d’urto del mare. Chi riesce a farlo? La prateria che, quando è sana, ha milioni di fusti. La nostra proposta da sempre è di riempire i buchi e, dove non ci sono le beach rock, mettere delle rocce».

Qualcuno potrebbe obiettare sull’inserimento di elementi estranei all’ambiente. «È una cavolata – risponde Bedini – Sa cosa abbiamo fatto all’Elba? Al Cavo fu smantellato il pontile e rifatto nuovo. Di fronte al problema di cosa fare dei pezzi di cemento armato e ferro vecchio, proposi di farne un’isola ecologica. Ebbene, abbiamo messo tutto sul fondo del mare. Dopo un anno siamo andati a vedere. Il risultato? Tutto colonizzato. Se tappiamo quindi le buche con degli scogli, non si rovina nulla. Perché quelli verranno colonizzati nel modo identico delle beach rock e dopo un anno nemmeno si noterebbe la differenza. La conclusione è semplice: quando si arriva a una necessità assoluta, va benissimo intervenire anche come è stato fatto in costa est. E in periodo di stagione balneare è chiaro che si debba agire nell’immediato, e quindi portare la sabbia. Lo capisco e non sono contrario. Dico però che è una cosa momentanea. Cominciamo perciò a pensare a un progetto a lungo termine, con un serio intervento a mare». —

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